Fogerty, la seconda giovinezza di un rocker con molti amici

Senza le grandi canzoni di John Fogerty, ex leader dei Creedence Clearwater Revival, probabilmente non ci sarebbero stati Springsteen (definito il «fratello minore» di Fogerty), Tom Petty e tutti gli altri cantori dell'America on the road. Esagerato? Fogerty è un simbolo che, con brani immortali come Proud Mary, Bad Moon Rising, Have You Ever Seen the Rain, tra il 1969 e il 1970 ha pubblicato sette 45 giri e cinque Lp strapazzando le classifiche mondiali e condizionando, con il suo immaginifico «swamp rock», il divenire del rock moderno. «Per fare un brano swamp - dice Fogerty - ci vuole una chitarra con il tremolo, una voce potente dal timbro gospel, parole tipiche come hoodoo man, cajun queen».
Dopo lo scioglimento dei Creedence (1972) e dopo una infinita battaglia legale contro la sua ex casa discografica, ha ripreso il suo ruolo di culto incidendo album come Blue Ridge Rangers (dove rilegge i classici country suonando da solo tutti gli strumenti), Centerfield e Blue Moon Swamp (premiato con il Grammy), ha suonato con Springsteen e con mille altri. Quest'anno è stato in tournée con i Foo Fighters e in questi giorni regala ai fan (che spesso si organizzano in gruppi per seguire tutte le date delle sue torunée)Wrote a Song For Everyone, uno splendido album in cui rivisita, o meglio stravolge, le canzoni dei Creedence con ospiti come i Foo Fighters, Bob Seger, Tom Morello, Kid Rock, Zac Brown Band. Per la prima volta Fogerty sceglie di condividere il suo repertorio (di cui è gelosissimo, del resto tutte le composizioni dei Creedence sono scritte da lui, tranne alcune cover e alcuni brani dell'ultimo album in trio Mardi Gras) con altri artisti, e addirittura di trasformarlo in base alle caratteristiche di ciascun personaggio. «Ho incoraggiato ciascuno degli artisti coinvolti - racconta Fogerty - a proporre una loro personale visione della mia canzone, anzichè limitarsi a rifare quello che io ho inciso in passato. Volevo qualcosa di nuovo». E infatti nuova e deflagrante nella sua potenza è la versione - in coppia coi Foo Fighters - di Fortunate Son, la canzone che tuona contro i privilegi dei figli dei potenti e che dimostra quanto Fogerty - pur lontano dal radicalismo degli hippie - fosse impegnato nel sociale. «Ci sono cose nel mio Paese che mi sonvolgono e mi opprimono - disse in proposito Fogerty - ma le stesse cose mi accadono anche all'interno della hippie generation con cui sono cresciuto». In realtà gli hippie non gli perdonarono (in epoca di jam session e sperimentazioni sonore) quei brevi brani di r'n'r basico che colpivano al tempo stesso l'immaginazione giovanile e la vetta delle classifiche (lo provano oltre 100 milioni di dischi venduti). Brani semplici ma intensi come Bad Moon Rising (tra l'altro colonna sonora de Il grande freddo di Kasdan), più morbida ma ugualmente grintosa con l'aiuto della Zac Brown Band o della ballata lenta Wrote a Song For Everyone, qui ancora più rallentata, con la voce di Miranda Lambert e un bell'assolo di Tom Morello.
L'epica Proud Mary, rifatta milioni di volte da personaggi che spaziano dal Boss a Tina Turner, risorge in una sontuosa versione gospel cantata insieme a Jennifer Hudson con Allen Toussaint al piano e la Rebirth Brass Band, in strepitoso contrasto con il rock tiratissimo di Who'll Stop the Rain in azzeccatissimo duo con Bob Seger e dello «swamp rock» per eccellenza Born on the Bayou con l'aiuto di Kid Rock. Quest'ultima è stata un punto di partenza per Fogerty che ricorda: «Abbiamo cominciato mettendo qualcosa di originale nelle rivisitazioni di Brani di Elvis, Jerry Lee Lewis, Little Richard, ma era arrivato il momento di fare qualcosa di nostro che avesse la statura di un classico». Il pezzo più vicino all'originale è il country rock Lodi (l'inno delle bar band che si fanno le ossa suonando davanti ad un pubblico ubriaco e distratto) eseguita con i figli Shane e Tyler.
Un album bello e anomalo che schiera una nazionale del rock (ci sono anche i My Morning Jackets, Keith Urban, Jim James, Brad Paisley, Alan Jackson) e rilancia un musicista che ha fatto della coerenza la sua ragione di vita. «Sono stato a lungo assente dalle scene perché non avrei mai sopportato di stare in un camerino ad attendere l'ora di rifare l'ennesima Proud Mary con tre ragazzi conosciuti il giorno prima. Se avessi fatto così sarei finito alcolizzato o drogato».

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