Guglielmo Scilla: "Così il web mi ha salvato e ho sconfitto la timidezza"

Uno degli YouTuber più famosi d'Italia, ormai attivo da dieci anni, si racconta nella rubrica “Influencer e Star del Web”. Non solo Internet, ma anche cinema, radio, tv e ora anche teatro a Milano con uno spettacolo molto importante dedicato al terribile tema dell'Aids

Prima YouTuber, risale al 2009 il suo primo video, poi conduttore radiofonico, attore, presentatore e ora anche attore di teatro, ma per una giusta causa che riguarda l'Aids. Guglielmo Scilla è il personaggio principale de “La prima volta”, uno show in scena il 12 ottobre al Teatro Principe di Milano (due spettacoli alle 17 e alle 21) e prodotto da Anlaids, a cui sono destinati i ricavi dei biglietti. Dal Web al sociale, ecco come i mezzi di comunicazione siano fondamentali per l'informazione e la prevenzione. Scilla è protagonista della nostra rubrica “Influencer e Web Star”.

Hai iniziato con YouTube nel 2009 con il nome di Willwoosh. Quanto sono cambiate le cose?
“Si sono evolute ovviamente. Quello che era prima un mezzo di comunicazione che – a detta di tanti - mai avrebbe potuto trasformarsi in piattaforma business, oggi ha preso piede ed è ormai una realtà solida. Al momento penso che il modo migliore per usare le potenzialità del Web sia quello di mantenere lo spirito delle origini con la consapevolezza di oggi. Non so quante persone operino nel modo giusto, ma i social rispecchiano perfettamente chi li usa con annessa la grande responsabilità che si ha nei confronti di chi li ascolta”.

Hai fatto coming out nel 2017 proprio con un video condiviso su YouTube e Facebook. Lo rifaresti?
“Rifarei esattamente le stesse cose che ho fatto. Mi sono sempre ascoltato. Quando si è trattato di prendere consapevolezza di me, mi sono dato del tempo per prendere una confidenza e una sicurezza tale da dire tutto, senza sentirmi sbagliato o in difetto. Le persone vicine a me lo sapevano che ero gay, mi sembrava giusto essere onesto con le persone che mi seguivano sul Web”.

Hai condiviso ogni momento della tua relazione con il tuo fidanzato. E' stato naturale o ci hai pensato su?
“Niente di precostituito. Tutto quello che è successo è avvenuto in maniera naturale. Ho avuto altre relazioni prima di Luigi, anche i miei ex vivevano di nascosto la propria condizione, proprio come me. Quello che mi ha motivato è stata la grande quantità di messaggi che mi sono arrivati dopo il coming out. Allora mi sono detto: 'perché non mostrare a chi mi segue, la bellezza del nostro sentimento?'. Così in Stories ho condiviso la mia quotidianità, che comprendeva, naturalmente, anche Luigi”.

Hai dichiarato “potrai avere meno persone che seguiranno il tuo canale, ma nessuno ti licenzierà mai dal tuo canale”...
“Sin da piccolo avevo la passione di raccontare storie, ascoltare storie e molto probabilmente, se non ci fosse stata la possibilità di esprimere tutto questo su Internet, non avrei superato la mia terribile timidezza. I social mi hanno salvato perché mi hanno permesso, anche stando nella mia stanzetta, di scoprire di avere una voce e che nel mondo c'era qualcuno disposto ascoltarmi. Poi, certo, può diventare anche un lavoro, ma è impagabile la tranquillità e la serenità che il Web può trasmetterti, cosa che magari in molti ambienti di lavoro non c'è. E' una condizione davvero fortunata”.

Sei impegnato nelle prove de “La prima volta”. Di cosa parlerai a teatro?
“Del bisogno di portare in scena una tematica importante perché non si smetta di parlarne e anzi per aumentare la consapevolezza che l'Aids rimane un grande problema. Il mio coinvolgimento al progetto è stato del tutto inaspettato, ma ho accettato al volo perché quando si tratta di tematiche importanti sono sempre in prima fila. Sul palco assieme a me, oltre a Diego Passoni, Jonathan Bazzi e Francesca Taverni, ci sono anche dei ballerini di talento e saranno nudi. Il regista Mauro Simone è stato bravissimo a rendere l'importanza del nudo, che non fosse gratuito, ma che avesse la valenza simbolica dell'importanza di uscire allo scoperto, di non avere preconcetti o pregiudizi verso i malati di Aids. Non è uno spogliarello è uno spettacolo che ha una storia importante”.

Il Web quanto può essere importante per veicolare messaggi sociali?
“Ha una valenza importantissima per due motivi: il primo è che di Aids non si parla più. I social evidenziano, in parte, il comportamento sbagliato che diverse persone hanno nei confronti del sesso. Il secondo motivo per cui è importante veicolare i social è che, auspico, si faccia comunità, ossia che ogni gruppetto esca fuori dal proprio orticello delle sacrosante battaglie per unirsi in una battaglia ancora più grande, che riguardi tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione di sesso o colore”.

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