Halloween 2020: il cinema è a domicilio con "Le streghe" di Zemeckis

Una trasposizione carica di CGI e con pochi brividi ma, se si è in cerca di un titolo inedito che simuli l'esperienza di una serata al cinema in famiglia, è l'ideale

Le Streghe, il nuovo film di Robert Zemeckis, è un fanta-horror la cui visione potrebbe risollevare le sorti di questo Halloween atipico, in cui bambini e ragazzini non hanno la possibilità di festeggiare se non con in casa, con i più stretti familiari.

Essendo chiusi i cinema, il titolo è uscito direttamente su tutte le principali piattaforme digitali, disponibile per il noleggio e l’acquisto. In streaming esistono vere e proprie sezioni dedicate a pellicole legate in qualche modo alle atmosfere della notte delle streghe, ma questa è quella giusta se cercate un'opera inedita, di un regista di culto (suoi "Ritorno al Futuro" e "Forrest Gump"), adatta a tutta la famiglia e dallo sfarzo hollywoodiano.

La partenza è un classico della letteratura infantile di Roald Dahl, la cui opera omnia è già stata fonte narrativa per il cinema in molteplici occasioni (ad esempio "Il Grinch" e "La fabbrica di cioccolato"). La prima trasposizione sul grande schermo risale al 1990, quando Nicolas Roeg firmò "Chi ha paura delle streghe?", diventato un piccolo cult soprattutto grazie ad una magnetica e algida Angelica Huston nei panni di Strega Suprema.

La storia, a grandi linee, resta la stessa ma Zemeckis ne cambia alcune coordinate: l'ambientazione non è più la Norvegia bensì l'Alabama e i personaggi principali sono ora afroamericani. Una forzatura legata allo spirito del nostro tempo probabilmente, dato che il tema della disuguaglianza sociale e razziale (assente nel libro originario) non ha un vero e proprio significato nell'economia della narrazione e, soprattutto, viene accantonato sul nascere.

Alabama, 1967. Un bambino, rimasto orfano in seguito a un incidente stradale dal quale è rimasto miracolosamente illeso, viene affidato alle cure della nonna (Octavia Spencer). Quando il piccolo riferisce di essere stato avvicinato da una megera, la nonna capisce che si è trattato di una strega, proprio come accadde anche a lei nell'infanzia. Informato il nipote sulle reali caratteristiche fisiche che si celano sotto abiti e parrucche delle streghe, ma soprattutto della loro crudeltà, decide di metterlo in salvo portandolo in un lussuoso albergo in cui lavora un suo caro cugino. Non può sapere che proprio in quel luogo si terrà l'annuale raduno delle streghe, durante il quale la Strega suprema (Anne Hathaway) darà istruzioni alle colleghe su come trasformare tutti i bambini del mondo in topi.

Estetica patinata, scenografie coloratissime, abiti sgargianti. Una giostra colorata con diverse e volute scivolate nel kitch e un divertimento spaventevole a misura di bambino, (pur con qualche punta di horror che in America è valsa al film il divieto agli under 13). Quel che manca è la magia in grado di generare coinvolgimento emotivo. "Le streghe" punta sulla messa in scena hollywoodiana e sul ritmo dell'azione, senza però investire su qualcosa, terrore compreso, che desti incanto e meraviglia. L'allure è infantile e il fascino boicottato da una CGI talvolta invasiva e pacchiana.

A minare il risultato è stata forse la lunga gestazione che ha visto coinvolte troppe personalità creative di spicco: Guillermo del Toro, co-sceneggiatore, è in un team produttivo che include anche Alfonso Cuaròn.

La Hathaway, in volontario over-acting, si presenta come la strega più glamour e malefica di tutte, sfoggia un accento est europeo e fa della bizzarria il proprio tratto caratteristico, il che la rende lontana anni luce dal fascino glaciale sfoggiato nello stesso ruolo dalla Huston. Gli occhi comunque restano tutti su di lei. A farle da contraltare, a livello di compostezza interpretativa, ci sono Stanley Tucci (di nuovo sua spalla come ai tempi di "Il Diavolo Veste Prada") e Octavia Spencer: il primo nei panni del direttore d'albergo, la seconda in quelli della figura salvifica, solida ed equilibrata. La nonna cui dà forma la Spencer, infatti, caratterizzata da calore, arguzia e fermezza, è anche il perno del film, soprattutto nei momenti che appaiono poco più che un calco di "Ratatouille".

"Le streghe" non è destinato a diventare un classico per ragazzi, però ha una sua forza nascosta se inteso come delicato racconto di un trauma originario e della sua lenta elaborazione. Alla fine della visione, capirete che non parla tanto dell'esistenza delle streghe, quanto della possibilità di essere felici e sereni anche in una nuova condizione esistenziale.

In questo senso, è la visione condivisa di cui abbiamo bisogno.

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