"I figli non vi parlano? Ciò che provano è scritto chiaramente sul loro viso"

L'esperta spagnola: "Gli adolescenti prima agiscono, poi ricorrono alle parole. I loro gesti sono il segnale d'allarme di come si sentono"

«Non è che gli adolescenti non ci parlino, è che usano un linguaggio diverso, e noi adulti dobbiamo imparare a conoscerlo, se vogliamo essere in sintonia con loro e migliorare la relazione che abbiamo». Susana Fuster, giornalista spagnola ed esperta di comunicazione non verbale, è l'autrice di un manuale su uno di quegli argomenti per i quali i manuali non bastano mai, cioè fare i genitori; nello specifico, i genitori di adolescenti, alla prese, quindi, con bugie, musi lunghi, sguardi in tralice, porte chiuse e bocche sigillate... Figli che tacciono, gesti che parlano è il suo libro (Salani, pagg. 300, euro 14,90), che si occupa di «Come capire ciò che gli adolescenti dicono senza parole».

Susana Fuster, come si fa?

«Nell'adolescenza, i giovani tendono a diventare più riservati quando parlano con gli adulti ma, dall'altro lato, la loro espressività è molto accentuata e rivela ciò che provano, le loro preoccupazioni, i loro interessi e il loro umore, molto più di quanto pensiamo. Se vogliamo capire che cosa succede loro, dobbiamo imparare a interpretare correttamente questi segnali non verbali».

I gesti sono più importanti delle parole?

«I ragazzi prima agiscono, e poi ricorrono alle parole. In questo sono assolutamente impulsivi e trasparenti, il che significa che i loro gesti sono il segnale d'allarme principale che ci dice come si sentono. Anche se non ci dicono una cosa, il loro corpo non può evitare di esprimersi in modo sincero».

Che cosa bisogna osservare?

«Le espressioni facciali, i gesti, la postura, l'uso dello spazio, il contatto fisico e la sua durata, la voce, lo sguardo e l'aspetto. Tutto ciò ci dà delle informazioni, anche se non va analizzato il singolo elemento: dobbiamo osservare l'insieme e considerare il contesto in cui avviene».

Qual è il più importante fra questi «canali espressivi»?

«Sono tutti importanti, per esempio, la postura ci dice se un ragazzo è giù di morale o in forze, se è stanco o euforico. Ma, se c'è una parte del corpo rivelatrice, è di sicuro l'espressione del viso. Il volto dell'adolescente è uno schermo ad alata definizione su cui proietta le sue emozioni, indipendentemente da quanto cerchi di nasconderle».

Come si capisce se una espressione è sincera?

«Bisogna conoscere i muscoli coinvolti. Per esempio, la tristezza è autentica se vediamo il lato interno delle sopracciglia sollevato, che crea una specie di v al contrario; oppure la paura fa spalancare gli occhi, sollevare le palpebre e stirare le labbra verso le orecchie».

Che cosa sono le micro-espressioni?

«Sono espressioni facciali che avvengono, in una frazione di secondo, quando le persone cercano di nascondere o reprimere ciò che provano. A volte riusciamo a camuffare le emozioni ma, se ciò che proviamo è intenso, sarà svelato comunque nel volto, da una micro-espressione».

C'è qualche parte del corpo che rivela le bugie?

«Quelli di graffiarsi il naso o di non guardare negli occhi quando si mente sono dei falsi miti. In realtà è l'opposto... Bisogna guardare le micro-espressioni facciali, e poi ci possono essere l'assenza di battito degli occhi e un gesticolare scarso, perché, quando l'adolescente mente, è come se il suo corpo si congelasse, tutto teso nello sforzo cognitivo di costruire la bugia».

I segnali d'allarme?

«Si manifestano nelle micro-espressioni facciali, nel tono della voce e, soprattutto, nella postura. Ogni comportamento diverso dal solito ci dice che qualcosa sta accadendo e noi, come genitori e educatori, abbiamo il dovere di allenare il nostro sguardo verso i nostri figli e i nostri studenti».

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