Da Non è la Rai ai documentari: la nuova vita di Yvonne Scio

Negli anni '90 è stata una delle "ragazze" di Non è la Rai, oggi è una donna che è impegnata in diversi progetti. Yvonne Scio si racconta e svela il suo punto di vista sul mondo dello spettacolo

Da Non è la Rai ai documentari: la nuova vita di Yvonne Scio

Un vero e proprio tornado. Così si potrebbe descrivere la verve di Yvonne Scio. Donna dai mille talenti e dai mille impegni lavorativi, oggi è una mamma, un’attrice e una documentarista che racconta il mondo delle donne. Prima è stata una delle ragazze di Non è la Rai sulle reti Mediaset negli anni in cui c’era Antonella Elia. Oggi ha all’attivo diverse partecipazioni in serie italiane e americane – come La Tata e Nikita –, e ha diretto due documentari – Roxanne Lowit Magic Moments e Seven Women entrambi disponibili qui in Italia su RaiPlay – ma non ha alcuna intenzione di fermarsi, tanto da continuare a esplorare nuovi percorsi lavorativi. Abbiamo intervistato Yvonne Scio e con lei abbiamo parlato di tv, di social network e anche di attualità.

Lei ha esordito in tv con il programma di Non è la Rai. Come ha vissuto quell’esperienza?

"In realtà non ho esordito con il programma di Mediaset. Ho cominciato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo fin da quando avevo cinque anni. Prima con un paio di fotografie per bambini e poi le pubblicità. E dopo un bel po’ di tempo sono arrivata a Non è La Rai. Senza dimenticare che ancora prima del programma di Boncompagni ho avuto una parte nel primo film di Carlo Verdone e ho lavorato anche con Proietti. Di quei mesi in tv conservo un bellissimo ricordo. Questo non lo posso negare. Ho un ricordo intenso di quello che ho fatto e che ho vissuto durante le prove e le registrazioni. E ho anche un bel ricordo di Gianni, di Antonella Elia e tutte quelle persone con cui ho lavorato. Di una cosa sono sbalordita: non avrei mai pensato a tutto il successo ottenuto dal programma. Dopotutto io sono stata una delle ragazze solo per quattro mesi. Avevo capito però che lo show avrebbe avuto un buon riscontro, ma mai a pensare che restasse nell’immaginario di tutti".

Oggi, invece, come si presenta la "nuova" Yvonne Scio?

"Ho qualche ruga in più, sicuramente. Se devo essere sincera, posso affermare di sentirmi più saggia. Non sono mai stata una persona in cerca di fama e successo. Volevo solo fare delle esperienze di vita. Sono sempre stata una spirito libero, mai dentro in certi canoni. Ho fatto tante cose come l’attrice di cinema, poi il teatro, poi sono passata dietro la macchina da presa. E ho viaggiato tra America e l’Italia. Mi sono creata io stessa un’altra carriera, dato che mi hanno offerto di partecipare ad alcuni programmi che non sono proprio nelle mie corde".

Poco fa ha affermato che lei si è cimentata nella carriera di regista e di documentarista. Come mai questa scelta?

"È stata una mia scelta quella di non apparire in video ma di restare dietro la macchina da presa. Delle volte nella vita non c’è bisogno di mettersi in mostra. In ciò che faccio e in ciò che racconto c’è tutta me stessa e tutto il mio vissuto. Quello che ho fatto è stato rappresentare un percorso della mia vita, con gli alti e bassi. È giusto così. Mi sento una donna impegnata con la voglia di creare".

Nel suo curriculum ci sono tante partecipazioni a serie televisive americane di successo, come La Tata. Cosa ha da raccontare su questa incredibile avventura?

"Non solo La Tata, che ancora oggi è molto apprezzata in Italia. Ho partecipato a Nikita che ha un fan base molto attivo nel Canada. Poi ho recitato anche in alcune serie per bambini. L’universo televisivo americano è un mondo bellissimo, totalmente diverso da quello italiano. È stata un’esperienza umana, stimolante e molto bella. Con la protagonista de La Tata, ad esempio, oggi siamo molto amiche tanto che ha partecipato a molti dei progetti che ho portato avanti nel corso del tempo. La sua storia mi ha sempre affascinato e per me è stata sempre fonte di grande ispirazione. Ora non sono più tanto giovane, ma ho diverse esperienze nel settore. Negli Usa tutto è molto più semplice, è come se fosse la terra delle opportunità. In Italia per raggiungere degli obbiettivi devi faticare molto. È tutto più difficile".

È anche molto attiva sui social, soprattutto su Instagram. Come si rapporta con i fan vecchi e nuovi?

"Sono molto onesta sull’argomento. Non mi posso paragonare a chi ha più follower di me. Ne ho appena 90mila. Raramente scoppiamo polemiche per un post che pubblico, oppure ricevo cattiverie gratuite. Forse perché ho capito in che modo posso sfruttare la forza di un social network. Vanno usati, ma sono loro che non possono usare te. Bisogna comunque lasciare un velo di umiltà e di privacy. Esporsi troppo può essere controproducente. Ad esempio, Instagram è molto bello perché ti permette di raccontare qualcosa attraverso un video o una foto. Basta saperlo usare".

Di recente si è esposta anche in diverse cause umanitarie, come per la guerra in Ucraina. E gli utenti come hanno reagito?

"È impossibile non parlare di ciò che sta accadendo e, soprattutto, di non prendere una posizione. Stiamo parlando di una guerra che è a ridosso dell’Europa, come è possibile restare indifferenti? Mi è stato detto che a volte mi espongo troppo ma non capisco il motivo. Non voglio parlare di politica, ma non posso e non si può restare a guadare senza provare a far qualcosa. Si parla di bambini morti, di donne violentate. È un fatto gravissimo".

Tornando a parlare del suo lavoro. Perché cimentarsi nei documentari e perché parlare di donne?

"Era da un po’ che volevo raccontare una storia, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo. Ho cercato di mettere su diversi progetti ma all’inizio non ci sono riuscita. Solo quando ho parlato con una mia cara amica fotografa, che mi segue e ci seguiamo da tempo, ho compreso cosa fare. Sono andata a dormire e ho fatto un sogno molto stano. E ho pensato che la sua storia, come quella di altre donne, aveva l’esigenza di essere raccontarla".

Progetti per il futuro?

"Ho qualcosa in ballo e sarò io ad apparire in video, ma per scaramanzia non dico altro".

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