L'eros nero di Daniela Ranieri fa a pezzi maschi e banalità

Il suo "Stradario aggiornato di tutti i miei baci" spicca fra tanti romanzetti per ironia, lessico e precisione linguistica

L'eros nero di Daniela Ranieri fa a pezzi maschi e banalità

Una rivelazione l'ho avuta a pagina 223 di questo romanzo che ne raggiunge quasi 700, s'intitola Stradario aggiornato di tutti i miei baci (Ponte alle Grazie, euro 19,80) ed è stato composto da Daniela Ranieri, credo la più stupefacente scrittrice in circolazione. Dunque, a pag. 223, l'io narrante sostiene: «Un giorno in un post scriptum mise le parole d'amore più belle che un uomo mi abbia mai rivolto: Ho fatto derattizzare la cantina». In altre parole: conta la devozione. E se una donna ha la fobia assoluta dei topi, non c'è nulla di meglio da fare, o di più appropriato, per ottenerne il cuore.

Da anni non si trovava in un romanzo un così profondo carotaggio della psiche maschile da parte di una donna. «È un'autobiografia, ma non è la mia», diceva Italo Svevo de La coscienza di Zeno, e lo stesso dice di sé l'autrice. Di sicuro è un repertorio fenomenologico di maschi contemporanei che lei avrà incontrato in forme simili. Non che il libro sia solo questo, è un romanzo-mondo, gaddiano, gonfio di digressioni (solo quelle che riguardano i profumi occupano decine di pagine, l'autrice è un cosiddetto naso). Che la critica se ne sia occupata poco è solo un segno ulteriore della caratura di capolavoro che quest'opera possiede, diverse spanne al di sopra di tutta la paccottiglia midcult che il convento editoriale ci propina, soprattutto sul tema eterno, ma sfinito, dell'amore.

Qui le ambizioni sono altissime, e anche un po' confessate: Kafka, Joyce, Musil, Gadda, Melville, Yourcenar, senza contare le citazioni dai grandi classici dell'antichità, da Omero a Ovidio, da Virgilio a Seneca. Ma senza alcuna saccenza né compiacimento per averli studiati e compresi. Si tratta di interpretazione del pensiero dei grandi, che siano Nietzsche, Schopenhauer, Aristotele, San Paolo, cercandone un'applicazione nell'oggi. Dalla filologia alla toponomastica (soprattutto di Roma), il passato ci parla soprattutto per ricordarci che non abbiamo ancora capito niente di noi.

Un catalogo di umarell: altro che le striminzite rassegne delle turbofemministe che tanto ci ammorbano con le elencazioni di quanto siano deludenti i maschi. Macché, qui l'inadeguatezza è mostrata come si possono mostrare con un ghigno al futuro commensale le interiora tossiche di un pesce prima di gettarle nel secchione e procedere alla sfilettatura.

Se proprio vogliamo andare per classificazione tassonomica troveremo il Tirchio, il Vanesio, il Cialtrone, il Mentitore, il Fedifrago, il Parafiliaco, e altri che nei profili social le donne in genere vorrebbero esorcizzare in quanto «casi umani». Salvo che un caso umano non sa di essere tale. Uno comunque si salva, un altro è il classico amico frocio che le dice, saggio: «E però, pure tu».

Costruzione della frase, assoluta precisione linguistica, oceanica varietà lessicale, è difficile chiedere di più a un'opera di letteratura. Perché questa lo è, letteratura. Non è narrativa, a ben vedere non succede quasi niente, perché tutto è già accaduto nell'esperienza della protagonista, e questo è il suo rimuginio incessante e ossessivo. Una nevrosi. Il male oscuro dell'eros mai soddisfatto.

A differenza delle sue coetanee che parlano di sesso da ebdomadario and the city, che lacrimano sui propri cuori infranti nei corsi e ricorsi di un'eterna lagna, in romanzi diaristici che meriterebbero di rimanere lucchettati a tripla mandata e la chiave buttata al fiume, e invece troneggiano ovunque nelle loro copertine glassate, Daniela Ranieri possiede il dono sacro dell'ironia, la forza abrasiva del sarcasmo, la violenza pura dell'invettiva. Non si nega niente, passa dalla descrizione onirica alla divagazione esistenziale, da pennellate di paesaggio urbano ai gorghi della psicanalisi. Per completarlo, prendetevi un mese, due, sei, anche tutta la vita. Tenetelo come livre de chevet e consultatelo ogni tanto, leggetelo al contrario o a macchia di leopardo, ripassatelo, state attenti a non farvene divorare.

Infine: anche solo l'idea di uscire con questa signora e venirne così radiografato, pietrifica. In più la sua esecrazione per gli intellettuali è pari a quella per i medici. Impotenti a tutto gli uni e gli altri. Di qui un umile consiglio all'autrice: non si crucci per essere al momento emarginata dai giri (che del resto contano così così). Sia contenta degli endorsement di Gianluca Nicoletti e di Marco Travaglio (che se ne intende più di scrittrici - vedi anche Veronica Tomassini - che di politicanti). Nell'élite da cui dice di sentirsi esclusa non ce n'è uno degno di allacciarle gli anfibi sotto cui lo ha già schiacciato.

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