Lupin, ladro e gentiluomo con licenza di... ridere

Su Netflix le avventure del personaggio di Leblanc, che ha conquistato generazioni di spettatori e lettori

Se vi dicessero Dracula, probabilmente, vi verrebbe subito in mente un mantello rosso-nero e un pipistrello, se vi nominassero Sherlock Holmes sarebbero invece pipa, lente di ingrandimento e un deerstalker il tipico cappello da cacciatore inglese con paraorecchie ad apparirvi. E Lupin? Beh, a questo punto con la fantasia stareste guidando una fuoriserie sulla spiaggia, accanto a Margot/Fujiko, personificazione dell'immaginario erotico di mezzo mondo coi suoi seni globulosi a ricordare il Monte Fuji, donde il nome. Sebbene i favolosi anni '80 si dividano in chi avrebbe voluto essere Margot e in chi avrebbe voluto baciare Margot, pensando solo al manga di Monkey Punch commetteremmo l'errore di lasciare il mito fuori dal mito.

Arsène Lupin, gentleman cambrioleur, ladro galante amante della raffinatezza è infatti invenzione riuscitissima del romanziere francese Maurice Leblanc (1864-1941) che nel 1905 sulla rivista Je sais tout, fondata da Pierre Lafitte, esordisce con un racconto breve destinato a un immediato e imperituro successo. Lupin, dandy simbolo della Belle Époque, ha come attributi distintivi il mantello nero, il cappello a cilindro e il monocolo. Questo d'Oltralpe lo sanno tutti ed è appunto a Leblanc e al suo elegante personaggio che si ispira la nuova serie Netflix con protagonista l'affascinante Omar Sy (1978), attore francese di origine senegalese emerso negli anni '90 con una fortunata trasmissione radiofonica comica in duo con Fred Testot. Sy ha raggiunto fama internazionale nel 2012 con Quasi amici (Intouchables) con cui ha vinto il César. La pellicola racconta la storia vera del facoltoso imprenditore Philippe Pozzo del Borgo, rimasto paraplegico in seguito a un incidente, e del suo straordinario badante (Omar Sy) che gli fa tornare la voglia di vivere. Dopo un lungo periodo a Los Angeles, Sy è tornato a Parigi per le riprese di Lupin. Il colosso americano dell'intrattenimento ha diffuso per ora solo cinque dei dieci episodi della prima stagione: le altre puntate sono al montaggio e dovrebbero arrivare presto sulla piattaforma. L'uscita della serie tv si è riflessa anche sull'editoria con Hachette che ha già preparato una nuova edizione del primo romanzo di Leblanc, identica a quella in pelle bruna e caratteri dorati inquadrata più volte nello sceneggiato e che sarà disponibile sul mercato francese a partire dall'8 febbraio.

Quello delle poche traduzioni italiane è di certo uno dei motivi principali per i quali nel nostro paese i libri di Leblanc sono poco conosciuti. In Francia, il Lupin d'epoca è un idolo nazionale, tanto che esistono addirittura i lupenologi: appassionati, esperti o studiosi del corpus Leblanchiano. L'autore ha redatto ben 17 romanzi, 39 racconti e 5 opere teatrali, creando un prodotto comparabile soltanto a Sherlock Holmes, paragone affatto causale, visto che Leblanc aveva vissuto in Scozia e in una storia di Lupin si inventa Herlock Sholmes, parodia del segugio britannico, destando così le ire di Arthur Conan Doyle. Leblanc nel 1933 ammette di aver tratto il nome del suo protagonista dal consigliere municipale di Parigi Arsène Lopin, come ipotizzato da tempo dal giornalista Gaston de Pawloswki. Dal punto di vista letterario il riferimento è l'Edgar Allan Poe inventore del genere giallo e dell'investigatore Auguste Dupin. Leblanc, al contempo, ha però sempre negato di essersi ispirato a Marius Jacob (1879-1954), anarchico e ladro geniale assurto agli onori della cronaca per i suoi colpi spettacolari e le fughe rocambolesche, che non era comunque l'unico furfante noto del periodo.

Sospeso tra il prestigiatore e il trasformista, Lupin campione di boxe e di lotta greco-romana è maestro della fuga, del travestimento e del convincimento, ma è anche un detective nato, tant'è che man mano Leblanc lo converte in investigatore e, non a caso, la serie letteraria di Lupin è tra i monumenti francesi del genere giallo-poliziesco. L'autore, negli ultimi anni di vita, si trasferisce in Normandia, presso la deliziosa cittadina marittima di Étretat, famosa per la spiaggia e i faraglioni e soprattutto per la sua casa, battezzata Clos de Lupin e diventata nel 1999 un museo dedicato al sagace ladro gentiluomo.

Leblanc ha cercato a lungo di uccidere il suo eroe, ma ogni volta lo faceva resuscitare per non deludere i fan disperati. E in fin dei conti è proprio così, Lupin non deve morire, perché tutti noi almeno una volta nella vita avremmo voluto essere come lui: scaltro, ma generoso, amante del lusso, ma legato alle persone care, delinquente per la legge, ma signore dall'etica impeccabile per la gente. Sotto quel cappello a cilindro, passeggia fischiettando il nostro cuore bambino e la nostra inossidabile ammirazione per l'Arte. Anche quella di vivere sempre sopra le righe.

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Commenti

GioZ

Mar, 26/01/2021 - 10:40

C'era bisogno di ispirarsi a Leblanc per la storia di un ladro di colore? A questo punto attendiamo, sempre di etnia africana, il prossimo 007, il prossimo Sherlock Holmes, il prossimo Hercule Poirot, la prossima Miss Marple, il prossimo Perry Mason. Si fa così, tanto gli autori sono morti e più che rivoltarsi nella tomba non possono.