La matematica è elegante come l'arte

L'informatica non è fredda tecnologia: il vostro pc ne è la prova

Massimiliano Parente«L a matematica è, a suo modo, la poesia di idee logiche» disse Albert Einstein. Viceversa nel senso comune la bellezza è associata all'arte, alla poesia, alla letteratura, mentre la matematica sembra avere a che fare con la freddezza delle macchine. Eppure la scoperta della doppia elica del DNA fu considerata estremamente poetica, e le teorie gravitazionali di Newton e di Einstein sono quanto di più universale abbia prodotto il genere umano. Lo stesso Einstein, prima di mettersi a riempire fogli di numeri, pensò la relatività per immagini (quali non si sa), quasi fosse Van Gogh, e al contrario ciò che chiamiamo Rinascimento fu la riscoperta della matematica perfino in pittura, si pensi al modo di trattare le figure «secondo il cono, il cubo o la sfera» di Piero della Francesca o alla prospettiva di Brunelleschi. Tra l'altro la biologia e le neuroscienze hanno rivelato che dietro ogni pensiero ci sono miliardi di algoritmi e complessi processi automatici, e un semplice batterio, antenato comune di ogni essere umano, contiene un codice di miliardi di linee. Ecco perché è molto attuale interessante il ragionamento di Vikram Chandra esposto nel saggio Geek sublime, appena pubblicato da Egg. Il geek è un nerd, a metà strada tra il matematico e l'artistoide, e lo stesso Chandra è sia programmatore che scrittore. Attenzione, non tutti i programmatori sono uguali. Pochi sono in grado di scrivere direttamente in linguaggio macchina avendo al contempo una conoscenza dell'hardware, non a caso sono chiamati «Einstein». Considerando che anche il linguaggio macchina è un piccolo compromesso, i microprocessori comprendono solo il binario, una serie di 0 e di 1. Se voleste dire «Ti amo» in binario alla vostra ragazza dovreste dire: «01010100 01101001 00100000 01100001 01101101 01101111» (non sono un Einstein, ho usato uno dei tanti traduttori di binario presenti su Google). Quelli a metà, gli sviluppatori professionisti, sono «Elvis», mentre la maggior parte sono denominati dagli Einstein sprezzantemente «Mort»: cambiano parti di programmi senza sapere bene cosa fanno, creando ulteriori disastri. Più o meno un Mort sta a un Eistein come un cosmologo a un astrofisico. Un codice bello è come una teoria scientifica bella: essenziale e funzionale. Perfino nel linguaggio scientifico è chiamata «elegante» una teoria che, per quanto complessa, funzioni senza parti inutili. Charles Darwin, che di matematica sapeva nulla, ci mise decenni per rendere la teoria dell'evoluzione più essenziale possibile, e ci riuscì: evoluzione significa mutazione genetica più ereditarietà più selezione naturale, facile. Quando usate un computer, uno smartphone, un iPad, la xBox o la Playstation, dietro lo schermo girano miliardi di routine, e funzionano tanto meglio quanto più sono prive di parti superflue o semplicemente antiestetiche, nel senso che si poteva fare di meglio. Quando qualcosa inceppa, c'è un bug, e un bug è decisamente brutto. Si consideri che il Defense Finance and Accounting Service (DFAS), l'agenzia che gestisce la contabilità del Pentagono, utilizza un software degli anni Sessanta, sette milioni di righe scritte nel desueto COBOL piene di orrendi bug che richiedono continue manutenzioni. Questi codici enormi pieni di falle vengono chiamati in gergo «Grandi Palle di Fango», perché l'entropia non esiste solo nella termodinamica ma anche nei programmi scritti male. In un certo senso è quanto accade in biologia: non è vero che «il corpo è una macchina perfetta», l'evoluzione procede per continue correzioni automatiche compiute dalla selezione naturale in centinaia di milioni di anni, e infatti il 90% del nostro DNA è spazzatura (il cosiddetto «Junk DNA», sebbene una parte, in realtà, sia ancora codificante, ma non si sa bene cosa faccia). Anche noi siamo macchine programmate che consumano energia per resistere all'entropia, pensiamo grazie a algoritmi neuronali (il famoso «libero arbitrio» di recente è messo molto in discussione), il nostro patrimonio genetico è un enorme codice di miliardi di lettere scritto in quattro basi azotate, A, G, T, C, ossia Adenina, Guanina, Timina e Citosina. Infine, si pensi all'equazione più famosa del mondo, che nella sua semplicità, frutto di migliaia di calcoli, spiega l'intero universo: E = mc2. Non è bellissima?

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