Un meme vi seppellirà: la nuova critica di Giulio Alvigini colpisce con le battute

Contro le Accademie, le cartelle stampa, i padiglioni invisibili della Biennale...

«Sì, il mondo dell'arte è proprio vecchio: demenzialmente incapace di aprirsi a una società che cambia troppo velocemente per potersi permettere di risolvere problemi nuovi con soluzioni stantie. Vecchio perché prodotto da una struttura economica e orizzonte di pensiero fallimentari e logori. Vecchio perché inappropriato nel produrre modelli capaci di rispondere agli stimoli e alle necessità del futuro». È la conclusione cui giunge il giovane - 25 anni - Giulio Alvigini. Per certi versi lui è un artista, nel senso che applica la propria creatività in azioni vagamente estetiche. Sicuramente sa come funziona la comunicazione e lo testimonia la sua pagina Instagram «Make Italian Art Great Again», in rete dal 2018 (14mila follower), dove rielabora in maniera caustica e irriverente il linguaggio dei meme che colpisce duro su almeno due punti: il cosiddetto sistema dell'arte che precede nei ragionamenti, quanto a importanza, l'arte stessa; il trasferimento sui social di personaggi e contenuti nati in tutt'altro contesto, ma che oggi devono condividersi su larga scala, pur senza una precisa necessità.

Chi accetta la sfida del web è chiamato ad agire sulla cronaca. In uno dei suoi ultimi post su IG - l'estetica del meme è la combinazione, spesso surreale, tra immagine e parola- Alvigini scrive: «il primo sintomo è la perdita del gusto». Si pensa al Covid e poi vediamo riprodotte quattro brutte opere prodotte in questi anni - la Mela di Pistoletto davanti alla Stazione Centrale di Milano, la poltrona tettona di Gaetano Pesce in piazza Duomo sempre a Milano, le braccione di Lorenzo Quinn a Venezia, l'autoscatto di Ai Weiwei nella posa del bambino siriano morto sulla spiaggia. E ora di Alvigini Postmedia pubblica il libro Manuale per giovani artisti (italiani semplici). Meme e sistema dell'arte italiano. Alvigini lo ha scritto nei mesi scorsi, mentre altri si dilettavano con scemenze tipo mettere la mascherina a opere celebri della storia dell'arte oppure raccontare su IG il diario della propria clausura: la fiera fisica è stata sostituita dalla fiera del chissenefrega (virtuale). Dopo aver letto i consigli del giovane Alvigini per abbordare il sistema dell'arte e sperare nel successo, il giovane aspirante ne avrà ancora voglia o avrà perduto le ultime speranze? Le bordate in ogni caso non risparmiano nessuno: frequentare l'Accademia è utile solo per scoprire cosa non si deve assolutamente fare, le gallerie sono in crisi ma sono comunque meglio degli spazi indipendenti privi di identità e non necessari. Se la prende poi con i comunicati stampa infarciti di citazioni (da Deleuze & Guattari all'immancabile Calvino), con l'insignificanza di alcune espressioni gergali, una per tutte «interessante», ma cosa vorrai mai dire, e poi il curriculum, lo statement, i padiglioni più invisibili alla Biennale che vincono premi perché nessuno li ha visti. Attento a non fare troppi nomi e cognomi, perché un conto è sorridere, un altro ricevere la lettera dall'avvocato.

Sospetto che Alvigini abbia scelto per la sua satira il mondo dell'arte per un unico nobile fine: «cuccare». Alle ragazze di cultura piacciono i tipi estroversi, sfacciati e affabulatori: è sempre stato così e non vedo perché si debba cambiare.

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