Nel gorgo dei manicomi della Spagna franchista

Almudena Grandes fa rivivere il dramma di una donna internata negli anni Cinquanta

La Spagna celebra il centenario della morte di Benito Pérez Galdós lo scrittore più importante dopo Cervantes mentre Almudena Grandes pubblica il quinto romanzo della serie Episodios de una guerra interminable, edito in Italia come La figlia ideale (traduzione di Roberta Bovaia, Guanda, pagg. 560, euro 20), ed è evidente il legame con i romanzi storici Episodios nacionales straordinario affresco sulla guerra d'indipendenza del maestro Galdós.

Rispetto ai libri precedenti, che presentano vari intrecci e diverse storie, quest'ultimo, caratterizzato anch'esso da una grande ampiezza narrativa, ha come tema centrale l'ospedale psichiatrico di Ciempozuelos, vicino Madrid, negli anni 1955 e 1956. Protagonista del racconto è Aurora Rodríguez Carballeira, una figura nota alla letteratura spagnola, accusata di aver ucciso la figlia Hildegart, nata da un padre colto scelto a tale scopo, dotata di un'intelligenza straordinaria e educata «come donna del futuro». Dopo il terribile delitto, Aurora è arrestata e internata nel manicomio, dove muore dimenticata. Dunque un personaggio reale a cui la scrittrice si avvicina con interesse e amore, al di là della sua condizione di assassina, quale figura anticipatrice delle rivendicazioni femminili in Spagna.

Fissate queste coordinate, s'impone lo spazio di un recinto segnato dalla follia e l'emarginazione, rappresentate da Aurora, dall'infermiera María Castejón e dove giunge il giovane psichiatra Germán Velázquez, che torna in Spagna dopo 15 anni di esilio trascorsi in Svizzera. Accompagna la scrittura il Manoscritto trovato a Ciempozuelos (anamnesi clinica della paziente Aurora) e ancora il contributo di Guillermo Rendueles Olmedo, che ha lavorato nel manicomio e denunciato il ritardo della medicina nazionale del sistema autarchico del regime, il cui ideale femminile è una donna sottomessa, timorata di Dio e fattrice di figli.

La figlia ideale resta fondamentalmente ancorato alle figure principali, a cui si aggiunge una folla eterogenea di presenze che trasformano il racconto in un complesso quadro di vita sociale, come accade nei romanzi di Galdós, Balzac e Victor Hugo, in particolare nei Miserabili, lettura preferita di María Castejón. A differenza dei libri precedenti, dove i personaggi si irradiano e si disperdono, qui formano un movimento compatto, centripeto, che confluisce al centro dell'austero edificio del manicomio: un luogo orrendo, dove si curano gli omosessuali con scariche di elettroshock e si consegnano i figli di genitori degenerati a famiglie cattoliche per educarli e salvarli dalla dannazione eterna.

Il ritorno in Spagna di Germán, narratore e editore del racconto, apre le pagine del libro mentre si odono i rintocchi dell'Angelus dal campanile del paese: un'atmosfera malinconica avvolge la persona, in sintonia con il sentimento del tempo trascorso e le note del pianoforte che accompagnano il suo ingresso nel vestibolo del manicomio. Tutto sospeso e fermo nel passato, mentre l'epigrafe di Goya («Il sonno della ragione genera mostri») ricorda il pericolo dell'oscurità della mente e i versi di Luis Cernuda e Ángel González cantano il dolore per la patria corrotta e lontana. Un preludio narrativo, chiaro indizio di una storia non individuale ma collettiva.

Il romanzo si snoda attorno alla persona e alle vicende di Aurora, presente con il suo carico di follia e la grande intelligenza, antesignana dell'aspirazione di molte giovani donne aperte alla modernità. Nel recinto del manicomio nasce anche una relazione sentimentale tra Germán e María Castejón; la quale, per il peso delle tristi esperienze vissute, non risponde all'invito. Il passato continua a interporsi ed è presente con i temi dell'attualità, cari alla scrittrice: la denuncia dell'emarginazione sociale, la condanna dei rigurgiti del franchismo, i diritti femminili violati.

Nel dialogo intrecciato da Germán e le vicissitudini delle figure centrali vediamo scorrere la vita spagnola dalla vittoria del regime agli anni cinquanta. Per dare veridicità al racconto l'autrice alla fine entra nel libro, informando che i nomi fittizi del romanzo corrispondono a persone reali; offre un loro curriculum e ricostruisce i terribili eccidi della guerra civile compiuti a Ciempozuelos, da una parte e dall'altra. Tanto amore per la verità storica è il segno di una volontà ideologica precisa (Almudena ha sempre dichiarato di «avere il cuore a sinistra»): continuare a proporre un microcosmo umano, costruito sul dolore di coloro che hanno subito l'ingiustizia sotto la dittatura franchista. Di certo Almudena Grandes è lontana dai moderni scrittori spagnoli (Vilas, Vila-Matas, Marías ecc.), che ricorrono a sdoppiamenti dell'io o ad archetipi letterari per esplorare stati d'animo in cerca di una definizione. Lei guarda al romanzo realista di Galdós, in uno stile nuovo, un contesto diverso di società e politica, aperto alle moderne tensioni della vita.

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Commenti

Machiavelli63

Ven, 14/08/2020 - 12:57

gli spagnoli dovrebbero essere eternamente grati a Francisco Franco, che gli ha risparmiato i dolori della seconda guerra mondiale dichirandosi neutrale.

cir

Ven, 14/08/2020 - 19:16

Machiavelli63 Ven, 14/08/2020 - 12:57 : condivido pienamente .

steacanessa

Mer, 19/08/2020 - 12:41

Chissà come mai nessuno parla dei manicomi in cui venivano rinchiusi i presunti oppositori al comunismo sovietico.