Sky scommette su Blocco 181: il crimine torna in scena

Da Napoli a Milano per un nuova storia sulla criminalità ma con uno sguardo ai rapporti di coppia. Debutta su Sky la prima stagione di Blocco 181. Alla produzione c'è Salmo

Sky scommette su Blocco 181: il crimine torna in scena

Sky nel corso degli ultimi due anni sta investendo molto nel comparto televisivo fruito attraverso lo streaming tanto da produrre (e sviluppare) serie tv di fama e che hanno successo ben al di fuori dei confini italiani. Gli esempi più palesi sono stati quelli di Anna, de Il Re e di Christian. Senza dimenticare il mito immortale di Gomorra. Dal 20 maggio si aggiunge anche Blocco 181, serie di 8 episodi, disponibili a cadenza settimanale anche su NowTv, che vede in Salmo, pioniere del rap italiano, un ruolo tutto inedito. È supervisore e produttore musicale, ma anche produttore creativo e attore.

Ciò che abbiamo di fronte (siamo riusciti a dare uno sguardo in anteprima ai primi episodi) è una serie a tutto tondo, graffiante, cruda, sporca, che affonda le mani nel contesto criminale che vive e vegeta nella periferia di Milano. Ma occhio a non chiamarla il clone di Gomorra, perché oltre allo spaccio di droga e alle losche trame di affari, Blocco 181 volge uno sguardo dissoluto e disamorato al mondo dei sentimenti. La storia di un torbido (ma funzionale) menage a trois regala alla serie tv un particolare aggiunto e che fa la differenza. Di così grande impatto che, ancor prima del suo debutto e del riscontro da parte del pubblico, i vertici di Sky hanno già annunciato la realizzazione di una seconda stagione di cui ancora non si conoscono dettagli. È un successo annunciato? Sicuramente sì. Nonostante i temi scottanti e quell’immagine così fascinosa del mondo della malavita, Blocco 181 potrebbe diventare un delizioso peccato di gola.

Una storia di criminalità sotto il cielo scuro di Milano: la trama della serie tv

Ben lontani dallo lusso e della sfarzo delle vie del centro, la periferia di Milano è come se vivesse in una bolla in cui tutto è permesso. Lì, in quel microcosmo fatto di povertà, di stenti e di malavita, si vive un passo alla volta, affrontando una crisi dopo l’altra. Da una parte ci sono i residenti del Blocco 181, complesso residenziale dove convivono abusivi e spacciatori; dall’altro lato ci sono i pandileros, gruppo di extra-comunitari che spadroneggia in un territorio già difficile. È in questo contento che si diluiscono le storie della serie tv, in un racconto di grande impatto che miscela le sparatorie a un tormentata storia d’amore.

Troviamo Bea (Laura Osma), ragazza giovane e impavida, che sogna una vita lontana dalla famiglia e da quel quartiere così pericoloso. Con lei c’è Ludo (Alessandro Piavani), italiano, ragazzo ricco e strano che si trova invischiato nei traffici illeciti del Blocco solo perché è annoiato dalla sua esistenza. E infine Mahdi (Andrea Dodero), ragazzo forte e tenace, nato, cresciuto e fedele al blocco, migliore amico di Ludo. I tre giovani, non solo si troveranno nel bel mezzo di una faida criminale, spinti anche da Snake (Salmo), ideatore di un business della droga, ma saranno coinvolti anche in una relazione sentimentale difficile e osteggiata da tutti, in primis da loro stessi.

Quel dualismo tra amore e malavita

Blocco 181 corre su due rette parallele che sono destinate a intrecciarsi molto presto. È una serie tv che ha due anime. C’è lo spirito crime, che mette in scena una storia dura sulla Milano malavitosa, dove due fazioni si scontrano per l’egemonia del territorio. Ma c’è anche l’anima più pura dei rapporti umani. Quel sentimento che non conosce ostacoli, né sesso, né estrazione sociale. È come se la serie avesse due cuori ma che battono all’unisono. È una storia per nulla salvifica, in cui non ci sono personaggi positivi, ma è un racconto forte e potentissimo sull’emancipazione sentimentale e sessuale di un gruppo di giovani che vivono in un contesto difficile, e non conoscono che la legge degli istinti umani. Non è facile entrare nella narrazione di Blocco 181. All’inizio risulta difficile comprende le sfumature e il contesto, ma con lo scorrere degli episodi tutto si fa più chiaro e non si può far a meno che restare affascinati da una vicenda che regala un colpo di scena dopo l’altro.

Un piccantissimo menage a trois

E poi c’è il fascino del proibito. Sì, perché proprio con l’intento di voler osare ancora di più, gli autori hanno concepito lo show come una sorta di Romeo e Giulietta moderno che si apre all’amore a tre. Non è certamente facile gestire una storia del genere senza scadere nel volgare o nell’irrealtà, eppure, al netto delle aspettative, l’aspetto del menage a tois funziona. E molto anche. Proprio perché si incasella alla perfezione nel contesto in cui è ambientata la serie. Non lesina nei dettagli, non lesina nelle scene di nudo e di sesso, ma il tutto è gestito con una tale normalità che l’aspetto più "scabroso" della vicenda passa in secondo piano. Ludo, Bea e Mahdi sono tre anime spezzate che si ritrovano nel momento in cui il mondo in cui vivono si accartoccia su se stesso. Si aggrappano l’uno all’altro.

"Una serie tv sull’incontro e lo scontro di due realtà"

"È una serie difficile da incasellare", rivela Alessandro Piavani ai nostri microfoni. "C’è una vera e propria contaminazione tra diversi generi e questo è il suo punto di forza. Durante le riprese ho notato che c’erano degli occhi diversi e modi diversi di approcciarsi al racconto – aggiunge -. Rispecchia proprio quello che la storia vuole comunicare. Oltre alla storia d’amore, vuole essere anche l’incontro e lo scontro di vari mondi, di due culture diverse e di due realtà che vivono agli antipodi". Quanto alla sfera romantica dello show e l’attrice che interpreta Bea a prendere la parola. "Viviamo in un mondo in cui niente è più è bianco o nero. Ciò che io vivo con Ludo e Mahdi può accedere anche nella vita di tutti i giorni – rivela -. Ovviamente, non nell’iper-realtà in cui è ambiento Blocco 181 ma, sicuramente, può essere possibile che tre persone possano provare un sentimento così dirompente".

"Blocco 181 non è l’erede di Gomorra"

Il paragone con la serie ispirata ai libri di Saviano è palese. I protagonisti, però, sono dell’idea che sono due cose distinte e separate nonostante le palesi similitudini. "Gomorra si affida a dei fatti di cronaca realmente accaduti e non è una favola – ammette Andrea Dodero -. Sono due cose completamente diverse con intenti diversi. L'unica cosa che accomuna Blocco 181 e Gomorra è quella di raccontare una realtà che vive alle nostre spalle. Se facciamo questo gioco, però, la serie di Sky può essere messa a paragone con tutti i programmi che parlano di criminalità".

Perché dare una possibilità alla serie tv?

Non è una serie per tutti. Questo è un dato di fatto. Blocco 181 punta ancora una volta a quella fetta di pubblico ammaliata dalla pericolosità del crimine, ma non regala sconti a nessuno e non prende le difese di nessuno. È consapevole che, prima o poi, chi fa del male dovrà pagare il suo conto. Convince per un ritmo incalzante, per una vicenda fresca e nuova, e per quello sguardo di una Milano ben lontana dal lusso e dalle luci della ribalta.

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