«Olympie», finalmente si rivaluta Spontini

I francesi finiscono per annettere alla Gallia gli artisti maggiori che dall'Italia trovarono successo e seconda patria a Parigi: Lulli e poi Cherubini e Spontini. L'accento sull'ultima sillaba, al di là del vezzo sciovinistico, rivela l'importanza storica di questi compositori nell'opera francese. Il caso Spontini rimane emblematico: la sua Olympie (1819), peplum sulla leggenda dell'assassinio di Alessandro Magno (da Voltaire), è una vera opera «europea»: a Parigi fu bloccata dall'assassinio del duca di Berry che pose fine alle repliche; portata a Berlino con traduzione di E.T.A. Hoffmann e finale che da tragico divenne lieto e celebrativo, trovò la forza di tornare in Francia (1826), eclissata però dall'astro di Rossini. La fede spontiniana di Francesco Siciliani trasse Olympie dall'oblio nel Novecento, programmandone esecuzioni (Scala, Rai, Sagra Umbra) che confermarono la posizione chiave del compositore marchigiano fra neoclassicismo e nascente romanticismo: una sinfonia possente come un frontone corinzio, scene corali di luminosa e ieratica scrittura, recitativi drammatici disseminati di inattese impennate e sorprese timbriche, effetti stereofonici di fanfare dentro e fuori scena. La pubblicazione nella collana «Opéra Français» del Palazzetto Bru Zane, corredata da saggi informati e con mezzi esecutivi eccellenti, speriamo sia foriera di altri ripescaggi, a partire dal più celebre successo spontiniano del periodo napoleonico, Fernando Cortez.

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