Onfray riunisce tutti i "sovranisti"

Esce il trimestrale "Front Populaire" diretto dal pensatore francese

«Esistono ancora degli intellettuali di sinistra?», si chiedeva Le Monde nel 2015, manifestando la sua inquietudine dinanzi all'influenza crescente dei pensatori di destra nel dibattito delle idee parigino. Cinque anni dopo, la preoccupazione è diventata disperazione alla luce del vuoto lasciato da una gauche che non sa più guidare il popolo verso la luce della ragione e si limita a scomunicare chi non si allinea ai suoi dogmi. Mentre la sinistra «si mostra incapace di pensare una società differente» e di «immaginare un futuro», secondo le parole dello storico Marcel Gauchet, a destra si continua invece a produrre idee e riviste. E la conferma di questa tendenza è arrivata in questi giorni con l'annuncio di una nuova avventura editoriale, Le Nouveau Conservateur, che va ad aggiungersi alla falange di fogli di destra apparsi in Francia negli ultimi anni. «Lo spirito conservatore deve riconciliare la destra con se stessa e i francesi con la loro essenza. È questo il progetto di una rivista che solleciterà intellettuali, politici ed esponenti di orizzonti diversi. Questa grande riforma intellettuale e morale è indispensabile per risollevare lo Stato, la nazione, la civiltà francese», annunciano i due fondatori del trimestrale, Paul-Marie Coûteaux, maître à penser del sovranismo d'oltralpe, e Jean-Frédéric Poisson, leader del Partito cristiano-democratico. Le Nouveau Conservateur si presenta come la rivista dell'«unione delle destre», formula che a Parigi è stata sdoganata proprio da Coûteaux e che le teste pensanti della droite francese considerano l'unico piano possibile, politico e metapolitico, per conquistare l'Eliseo.

Nel primo numero, che uscirà a fine agosto, ci sarà anche la firma di Marion Maréchal, la nipote di Marine Le Pen, che non ha mai nascosto le sue ambizioni presidenziali e che tutti, da Éric Zemmour a Steve Bannon, considerano l'unica figura in grado di portare il conservatorismo al potere a Parigi. Le Nouveau Conservateur va ad affiancarsi agli altri magazine del sovranismo francese, L'Incorrect, Causeur, Valeurs Actuelles, formando una rete di riviste che fungerà da fucina di idee per i futuri candidati. La destra francese ha capito meglio della sinistra che la prima battaglia da vincere è quella culturale. Ma lo ha capito anche Michel Onfray, il filosofo iconoclasta che oggi festeggia il primo numero della sua nuova rivista, Front Populaire. Nel menù del trimestrale che aspira a diventare «il portavoce di tutte le sensibilità del sovranismo», come si legge nella presentazione, figurano un confronto appassionante tra un sovranista di sinistra come Jean-Pierre Chevènement e uno di destra come Philippe De Villiers, un j'accuse contro i profeti del senzafrontierismo della demografa Michèle Tribalat e una riflessione dell'intellettuale laica Céline Pina sulle banlieue multietniche, lì dove la République è in ritirata e l'islam politico ha preso il controllo. I suoi ex compagni hanno già bollato Onfray come il nuovo portabandiera dell'estrema destra.

Come motto di Front Populaire, il filosofo normanno ha scelto il messaggio per la libertà di Étienne de la Boétie: «Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi». Nella patria della Nouvelle Droite, la destra intellettuale non ha mai smesso di pensare. E a sinistra chi prova a farlo viene tacciato di eresia.

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Commenti

ST6

Mar, 23/06/2020 - 10:50

Ah, i pensatori... A LA-VO-RA-RE E DI CORSA

investigator13

Ven, 26/06/2020 - 19:53

la cultura di destra è da considerarsi la vera cultura è nazionalista e conservatrice nei suoi valori che creano la storia culturale di un Paese. La cultura di sinistra è l'anti cultura, è la cultura del nulla, ovvero la cultura adattata al momento storico che si sta vivendo per poi abbandonarla per nuove forme di cultura ma sono sempre frutto del pensiero anarchico. Non ci sono regole o basi che dir si voglia per trasformarsi in una vera cultura ma movimenti ideologici che poi vengono abbandonati. La cultura di sinistra si appassiona sui cambiamenti sociali, infatti prende piede con la protesta del '68, quindi l'assimilazione della ribellione. l'anarchia non è ribellione? l'anarchico non ha rivali agisce e basta.