Il sangue, la censura e i reggiseni. I 60 anni dell'immortale Psycho

Psycho è uno dei film più famosi di Alfred Hitchcock, diventato famoso per la scena dell'omicidio della doccia. Ma per realizzarlo, il regista ha dovuto affrontare molti ostacoli

Era il 1960 quando nelle sale cinematografiche statunitensi e poi in quelle di tutto il mondo arrivò Psycho, il capolavoro immportale firmato da Sir Alfred Hitchcock e diventato una vera e propria pietra miliare nel genere horror e nel mondo della settima arte.

La storia di Psycho ruotava intorno ad una donna, Marion Crane (Janet Leigh) che, dopo aver effettuato un furto, si recava al Bates Motel, un albergo sul limitare della superstrada in cui incontrava Norman Bates (Anthony Perkins), l'inquietante proprietario dell'hotel. L'uomo sembrava vivere un rapporto di dipendenza con la madre, che lo teneva sotto controllo dalle finestre della casa costruita sopra la collina accanto al motel.

Nel 2020 Psycho compie sessant'anni e nonostante l'età della pellicola rappresenta ancora oggi un perfetto esempio di costruzione di ritmo e tensione verso un colpo di scena che ha fatto storia e che ha reso ancora più famoso il regista.

Psycho, la censura del colore

Com'è noto, il film di Alfred Hitchcock è stato girato e proiettato sul grande schermo facendo uso del bianco e nero, nonostante il colore fosse arrivato al cinema già da decenni. Sebbene in molti, all'inizio, avessero ricercato la motivazione di questa scelta in uno stile preciso ricercato dal regista, Hitchcock optò per il bianco e nero per una ragione decisamente pratica.

Come viene ricordato dal sito del British Film Institute, il bianco e nero fu necessario perché durante la famosa scena dell'omicidio nella doccia la macchina da presa insisteva sul dettaglio del sangue che veniva risucchiato dallo scolo. Se il film fosse stato girato a colori, l'insistenza del cremisi e del sangue sul grande schermo avrebbe portato Alfred Hitchcock ad affrontare tagli di censura, perché l'inquadratura sarebbe apparsa troppo repellente se mostrata con il colore.

Una controfigura di Playboy

In una conversazione che il regista François Truffaut fece con Alfred Hitchcock e che è stata raccolta nel libro Il Cinema Secondo Hitchcock, il regista francese chiese come mai Hitchcock avesse sentito il bisogno di girare un film come Psycho. Il regista rispose che tutto era nato proprio dalla scena della doccia, che gli si era palesata nella mente, di punto in bianco.

Tutto è partito da lì ed è chiaro che l'omicidio nella doccia, con le sue pugnalate, il sangue che cade a terra, il primo piano sul soffione e la musica diventata iconica, è diventato il cuore del film. Non tutti sanno, però, che il corpo della ragazza, con l'acqua che continua a zampillarle addosso, non è quello dell'attrice Janet Leigh ma è quello di Marli Renfro, una ragazza copertina di Playboy, che all'epoca aveva 21 anni.

La scelta dei reggiseni

Alfred Hitchcock è ancora oggi ricordato per essere stato un regista molto preciso e puntuale, che dava un significato simbolico a tutto ciò che sceglieva di portare in scena. Ogni dettaglio, nei suoi film, poteva avere una valenza narrativa che lo aiutava a descrivere il mondo attraverso la macchina da presa o a costruire l'idea che gli spettatori si facevano dei personaggi.

Un esempio su tutti, diventato ormai un pezzo di storia tanto da essere ricordato anche nell'Internet Movie Database, è la scelta dei reggiseni fatti indossare dal personaggio di Marion Crane. All'inizio del film, infatti, Janet Leigh appare con un reggiseno bianco. Questo perché Alfred Hitchcock voleva dare di lei un'aria da donna-angelo, una creatura effimera e pura.

Costruendole addosso quest'aurea di purezza, Alfred Hitchcock sperava che lo spettatore di Psycho sarebbe rimasto sconvolto nel vedere questa donna effimera compiere una rapina in banca. E infatti quando rivedremo Marion Crane senza vestiti, nel motel dove si deciderà il suo destino, indosserà un reggiseno nero, proprio perché ora che è una donna che ha commesso un crimine non può più rispecchiarsi nell'idea di purezza e innocenza con cui si apriva il film.

Sono dettagli come questi che, a distanza di 60 anni, hanno reso Psycho un film cardine nella storia del cinema, un vero e proprio capolavoro senza tempo. Al punto che, nel 1998, il regista Gus Van Sant decise di girare un remake di Psycho con la tecnica del frame-by-frame. In poche parole Van Sant fece la sua versione di Psycho ricostruendo ogni inquadratura e ogni taglio di montaggio nello stesso modo di Hitchcock.

Tuttavia, quando Psycho uscì nelle sale, non tutti si accorsero della sua portata. Come riporta sempre l'Internet Movie Database, Walt Disney si rifiutò di concedere a Hitchcock Disneyland per alcune riprese di un film perché il regista si era macchiato del crimine di aver fatto "quel film disgustoso".

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