Quanta carta sacrificata sull'altare dei libri inutili

Il luogo comune vuole che la lettura sia sempre un bene. Ma è vero l'opposto. Perché scrivono tutti

Quanta carta sacrificata sull'altare dei libri inutili

Quante volte avete sentite dire che leggere fa bene? Quante volte sentite fare l'elogio dei libri? Quante volte sentite dire che un libro ti cambia la vita? Quante volte sentire dire queste stronzate? Ecco, ci voleva un giustiziere mascherato, anzi neppure mascherato, ci voleva un giustiziere Mascheroni. Cioè Luigi Mascheroni, uno dei più raffinati giornalisti culturali italiani (e anche figo, diciamolo, fossi una donna lo avrei corteggiato subito), di cui in questi giorni esce un pamphlet che solo lui poteva scrivere. Un piccolo libro che per me è già un culto, dal titolo emblematico: Libri. Non danno la felicità (tanto meno a non chi li legge), edito Oligo Editore. È una sfolgorante e colta invettiva contro la retorica del libro, anche perché dire libro non significa niente.

Ci sono libri fondamentali e libri di merda, libri che danno al lettore e libri che gli tolgono qualcosa, come dice Aldo Busi. In genere i libri che ti tolgono sono letti da non lettori, sono quelli che vanno in classifica e vengono premiati dal solito premio giudicato da mediocri (che si leggono tra loro), quindi aggiungono nulla al nulla, per questo vendono, come vendono i prodotti omeopatici. Mascheroni non risparmia nessuno sulla quantità di carta straccia che farebbe bene leggere (al massimo fa bene a chi, non essendo uno scrittore, potrà definirsi un «e scrittore»), «libri-non-libri scritti da alieni della letteratura, pseudolibri, surrogati, libri-Vip: cioè libroidi che di solito occupano posizioni invidiabili nelle classifiche di vendita, le vetrine delle librerie e le aperture delle pagine di cultura dei giornali () firmati da personaggi celebri in mille campi tranne quello delle Lettere: calciatori e sportivi vari, chef, cantanti, attori, presentatori, comici, politici, pornostar, vallette, show girl, influencer, imprenditori, personaggi della cronaca (anche nera) e giornalisti, soprattutto giornalisti». Con quel «soprattutto» Mascheroni si inimicherà la maggior parte dei suoi colleghi (tutti rigorosamente «giornalisti e scrittori», da Scanzi alla Lucarelli), ma questo è un valore aggiunto al suo libro contro la retorica del libro, della bellezza di leggere, perfino che leggere renda più buoni, ma quando mai. Mascheroni ricorda che Hitler era un lettore accanito, e così Stalin, e così Pol-Pot, Khomeini che lanciò una fatwa contro Salman Rushdie, e così gli inquisitori della Chiesa e via dicendo. Sarebbe stato meglio non avessero letto niente (a proposito, Mascheroni, Hitler di libri ne ha anche scritto uno, dunque diventando di fatto «dittatore e scrittore»).

Mascheroni desacralizza il libro, riportandolo a quello che è: raramente un capolavoro, spesso un prodotto come un altro. «I libri non si buttano!» ti dicono, ma chi l'ha detto? Perché? Nel mio ultimo trasloco ne ho buttati un migliaio, e no, non li ho regalati, perché il rispetto per la letteratura vera implica anche il disprezzo per i libri che sono solo libri, cioè di per sé niente di speciale, spesso e volentieri spreco di carta e di alberi e di neuroni di chi, se li legge, se ne troverà ancora meno.

Ah, e poi il piacere di leggere? «Leggere cosa? L'importante non è leggere per leggere, indistintamente o prendere in mano un libro solo perché pacifica la coscienza. Bisogna intendersi su quale libro». Dire che tutti i libri sono belli è come dire che tutte le donne sono belle, che in realtà è un po' il mantra delle femministe, leggermente sospetto e di parte una volta viste chi sono quelle che vanno per la maggiore (e anche loro pubblicano libri su libri, ci mancherebbe), infatti hanno inventato il body shaming e il body positivity.

A Mascheroni non frega niente di ottenere il consenso del demi-monde letterario giornalistico mondano, se non di denunciare la verità, e vi dirò, ha scritto una piccola opera che avrebbe potuto scrivere un grande scrittore, con lo stile di uno scrittore vero, come per esempio Arbasino. Che in Fratelli d'Italia riporta un dialogo tra lui e un amico intellettuale su una ragazza bella e avvenente: «Ma è anche intelligente?». «Sì, sì, senz'altro almeno credo. Tutto me lo fa pensare. Molto spiritosa, molto. Prontissima. E ha letto tutto, sai, ma ti rendi conto? Tutti i libri giusti!». I libri giusti, appunto. E questo di Mascheroni è uno di quelli. Tra l'altro lo leggete in venti minuti, poi se non avete voglia di leggere Proust, o Beckett o me potete tranquillamente tornare a Netflix o alla Playstation.