"I care a lot": Rosamund Pike regala divertimento dark

Dalla commistione di commedia nera e thriller nasce un film imbevuto di una malvagità deliziosamente stravagante, con protagonista una “barbie” tutta amoralità e istinto predatorio

I care a lot, film inedito disponibile da oggi su Amazon Prime Video, è un gioiellino nel mettere in scena condotte spietate riuscendo, nello stesso tempo, a divertire e indignare.

Partendo dall’assunto, enunciato dalla voce narrante della protagonista, che al mondo non esistano brave persone, si racconta di una truffa tutto sommato plausibile e quindi in grado di colpire dritta allo stomaco. Gli abusi sugli anziani, del resto, soprattutto se perpetrati grazie a falle nel sistema legale e in quello medico, anche quando sono raccontati come in questo caso con piglio umoristico, restano un tema raggelante.

“I care a lot” ruota attorno a Marla Grayson (Rosamund Pike), un’approfittatrice senza scrupoli. Questa quarantenne con caschetto di capelli biondo “a taglio laser”, tailleur pastello e sorriso d’ordinanza, si contraddistingue per i modi rassicuranti con cui dissimula la sua occupazione principale: derubare, in maniera legale, indifesi vecchietti. Con la complicità, consapevole o meno, delle istituzioni, diventa infatti il tutore di malcapitati avanti con l’età, che vengono da lei rinchiusi in una casa di riposo e spogliati dei propri beni mobili e immobili.

Arricchirsi svendendo proprietà è un modus operandi oramai collaudato per Marla e per la sua socia in affari ed amante, Fran (Eiza González), ma funziona meglio quando nel mirino finisce una pensionata benestante e senza parenti, proprio come Jennifer Peterson (Dianne Wiest). La signora gode di ottima salute ed è nel pieno delle facoltà mentali eppure, complice un medico corrotto che ne certifica in tribunale un’inesistente quanto incipiente demenza, si trova da un giorno all’altro sotto la tutela delle due partner-in-crime. Mentre viene privata della libertà e lasciata in custodia a infermieri pronti a vincerne le resistenze a suon di tranquillanti, la sua casa viene svuotata, ridipinta e immessa sul mercato da Marla e Fran. Tutto cambia quando si scopre che l’anziana in realtà è molto cara a un pezzo grosso del crimine (Peter Dinklage).

“I care a lot” è un film che procede a suon di dialoghi taglienti recitati da attori carismatici. Nel momento in cui nella trama compare una cassetta di sicurezza dal contenuto strabiliante, viene in mente il detto “rubare a casa dei ladri”, ma sarebbe riduttivo: la leonessa Marla Grayson, come ama definirsi, è semmai una versione 2.0 di "tombarolo", dal momento che depreda persone che, in un certo senso, ha provveduto a seppellire vive.

Marla è il prototipo della calcolatrice spietata, priva di dubbio o cedimento alcuno, stakanovista nel perseguire una versione tossica o almeno adulterata del sogno americano. Materialista e moralmente vuota, applica in modo criminale un ipocrita "rispetto delle regole” che mette sotto scacco il significato della locuzione “sotto la tutela dello Stato”. Quando ci scappa un morto collaterale, non si scompone, limitandosi a fare un upgrade della propria risoluta malvagità. Appare una sociopatica di stampo volutamente caricaturale, perché consapevole e orgogliosa di sé (come fosse il villain di un fumetto).

Perfino lo spietato boss che si troverà come antagonista, (un Dinklage che, nonostante il nanismo, giganteggia come sempre e vale da solo la visione del film), è un sentimentale paragonato a una senza cuore come lei.

La combinazione di battute provocatorie e di comportamenti crudeli delizierà una parte del pubblico e ne respingerà un’altra, a seconda non tanto dei gusti cinematografici dello spettatore quanto della sua tolleranza nei confronti del cosiddetto black humor.

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