Non difende la Vita

Il regista della "Bella addormentata", film sulle ultime ore di Eluana, aggira il tema eutanasia puntando su amore e solidarietà

Non difende la Vita

Venezia - Stereotipi. Figurine. Personaggi che sembrano avere la didascalia incorporata. C'è il politico di destra che si ribella alla disciplina di partito. C'è la giovane militante cattolica, algida e slavata. C'è la madre con figlia in stato vegetativo che spera in un suo miracoloso risveglio, sollecitato da preghiere isteriche. C'è, infine, una tossica sciroccata che chiede soldi per strada e ruba in chiesa.
Sembrano cliché. Sono cliché. Eppure bisogna essere grati a Marco Bellocchio per il rispetto e le sfumature che accompagnano la narrazione di questa Bella addormentata. Mano a mano che la vicenda di Eluana Englaro, resa attraverso le notizie dei telegiornali, evolve verso il suo tragico epilogo, il film prende quota intrecciando le storie dei personaggi i quali, statici all'inizio, diventano via via più dinamici e sfaccettati.
Bella addormentata è un film complesso, potente nelle immagini e di grande profondità psicologica. È un film che con il monologo di Herlitzka nelle terme dipinge i politici come malati di mente, in una sorta di fine impero romano. È un film che narra i tormenti della destra di fronte al «fine vita», ma ignora quelli della sinistra che pure ci sono. Un film che in alcuni passaggi tratteggia i cattolici come degli esagitati, quasi a far intendere che per difendere la vita allo stato terminale bisogna avere una fede patologica. Non proprio simmetricamente, quando la pellicola propone un ultrà del campo avverso che tifa per l'eutanasia a Eulana, lo presenta esplicitamente come una persona malata. Nessuno immaginava una perfetta equidistanza del regista rispetto alla problematica del «fine vita». Eppure Bellocchio fa della giovane cattolica che manifesta davanti alla clinica di Udine, dove s'innamora di un militante di sinistra, il personaggio più risolto e sorridente del film. È questa complessità più o meno tormentata, questa problematicità incarnata soprattutto dal senatore di centrodestra, la forza maggiore dell'opera. Ecco perché è parsa un po' sbrigativa la scena in cui, invitato dalla moglie paralizzata a letto ad alleviarle la sofferenza, il personaggio di Servillo stacca la spina senza troppi tentennamenti.

Si discuterà molto di questa Bella addormentata, per sviscerare ragioni e psicologie dei tanti personaggi «in dormiveglia» dei tre episodi.
Bellocchio mostra che prendersi cura di un fratello squilibrato può far rinunciare a una promettente storia d'amore. E che la dedizione di un medico può dissuadere la drogata Maya Sansa dai propositi di suicidio. La risposta del regista è questo amore umano e laico. Il regista si è detto colpito da come è avvenuta la morte del cardinal Martini. Ma un conto è rifiutare l'accanimento terapeutico e, come in una preghiera, chiedere di «tornare alla casa del Padre», come fece Giovanni Paolo II (e viene ripetuto nel film). Un altro conto è accettare l'eutanasia e la sospensione del nutrimento a una persona viva. Se quell'amore che rivitalizza una drogata si arrende davanti a una vita apparentemente vegetativa significa che è un amore generoso, ma non gratuito. È un amore che stabilisce quali sono le forme di vita accettabili e quali non lo sono. La gratuità piena deriva invece dal riconoscimento che la vita è un dono. Che la persona non è lei a decidere quando e come venire al mondo. E, dunque, non può decidere nemmeno quando e come andarsene.

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