Cultura

Scacco matto a vita e morte

In questi giorni è tornata in voga quell'espressione che sa di diplomatichese, di giornalistese, di senso figurato posto al servizio del cinico (e a volte altezzoso) distacco di chi non è direttamente parte in causa

Scacco matto a vita e morte

In questi giorni è tornata in voga quell'espressione che sa di diplomatichese, di giornalistese, di senso figurato posto al servizio del cinico (e a volte altezzoso) distacco di chi non è direttamente parte in causa. È tornato a risuonare ovunque, a commento dell'invasione dell'Ucraina, il ritornello dello «scacchiere internazionale». Le «mosse» di Putin, della Nato, dell'Ue... Anche il 20 ottobre 1944 qualcuno fece una mossa, ma quando depositò il suo pezzo sullo «scacchiere internazionale» sbagliò di poco la mira, e non colpì gli stabilimenti della Breda a Sesto San Giovanni, bensì la scuola elementare «Francesco Crispi» di Gorla, a Milano, facendo 204 morti, di cui 184 bambini.

Roberto Guardi non fu tra loro perché poche ore prima sulla sua vita era caduta un'altra bomba: la notizia, recatagli dalla mamma, corsa subito a scuola per riportarlo a casa, della morte del padre, soldato in Russia. Ma con Roberto Guardi passiamo dalla Storia alla sua storia, puramente letteraria. Lui è infatti il protagonista e la voce narrante di 64, il romanzo di Loris Cereda (ExCogita, pagg. 172, euro 16). Anche Roberto farà parte dello scacchiere internazionale, ma di quello vero, che riguarda la scacchiera e le sue 64 caselle. Classe 1936, quel bambino introverso che ha in sorte la vita a causa della morte del suo papà, trova infatti in quel gioco tutto cerebrale una via di fuga dalla realtà, e vi si immerge progressivamente fino al parossismo. Trascura gli amici, si chiude ancor più in sé stesso, mal sopporta le preoccupazioni della mamma per il suo futuro. La Storia che gli ruota intorno come un gorgo, dalla visione di Mussolini appeso a piazzale Loreto in poi, lo riguarda ma non lo interessa più di tanto.

La sua partita è un'escalation continua: la lettura del Trattato elementare del gioco degli scacchi di Giuseppe Padulli, l'approccio al circolo del suo rione, le prime sfide con avversari scafati, i tornei nazionali... Da talentuosa promessa a campioncino che le promesse le mantiene, dalla gloria nazionale agli scenari europei e ancora più in alto, in un crescendo che lo esalta e che lo logora. Il nuovo lavoro e il nuovo compagno della madre, le vacanze a Stresa, le letture consigliate da un professore... tutto gli scivola addosso quasi senza lasciare traccia. Diventare il numero 1 al mondo è la missione che si è dato, una missione che persegue con un fervore persino mistico.

Il lettore scacchista avvertirà le numerose «varianti» che lo scacchista Cereda applica alla storia di questo gioco per accompagnare l'ascesa del suo personaggio, e le apprezzerà come fili di una trama alternativa. Come pure apprezzerà, soprattutto se è intorno ai 64 inteso come anni, le tappe percorse da un'Italia in bilico fra Lascia o raddoppia? e guerra fredda, boom economico e terrorismo, monocolori democristiani e Milano da bere. Perché la partita di Roberto Guardi si conclude alle soglie del nuovo millennio, quando lui, non a caso, compie 64 anni, e non gli restano altre caselle da riempire.

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