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Ma lo schiaffo di Will Smith spezza la liturgia buonista

L'attore colpisce il presentatore Rock che fa una battuta infelice su sua moglie. L'Academy apre l'indagine interna

Ma lo schiaffo di Will Smith spezza la liturgia buonista

La notte degli Oscar, da molto tempo, è la cerimonia per eccellenza della nostra epoca. Il tappeto rosso, i premi, le dichiarazioni, le lacrime, perfino le finte polemiche, sono arredi sacri della messa in onore del politicamente corretto, il pensiero unico della tribù hollywoodiana, e non solo. I milionari fanno a gara per dichiararsi vicini a tutte le minoranze, a tutti i diritti civili, a tutte le buone cause. Molto bello, davvero, una grande commozione per le brave persone del mondo intero, quelle abituate a stare dalla parte giusta perché si rischia sempre di meno e si guadagna spesso di più. Anche quest'anno, il party sembrava indirizzato nella giusta direzione, quella «inclusiva», come dice chi non sa parlare, dal Black Lives Matter passando per le tematiche LGBT.

Domenica notte però la realtà ha fatto irruzione in questo mondo all'apparenza fatato e ha imbrattato la cerimonia con qualche schizzo di vera passione. Il presentatore Chris Rock ha fatto una infelice battuta sul taglio di capelli «militare» delle moglie di Will Smith, Jada, quasi calva a causa di una malattia. «Jada ti voglio bene, ti prepari per Soldato Jane 2?» ha detto Chris Rock, facendo riferimento al film sull'esercito americano con Demi Moore (un cult movie del 1997). Sulle prime, Will Smith si è fatto una risata, poi ci ha ripensato, è salito sul palco, non invitato, e ha tirato uno schiaffo in faccia al (presunto) comico Rock. Poi è tornato al suo posto, con passo da bullo, gridando più volte: «Tieni il nome di mia moglie fuori dalla tua fottuta bocca». Chris Rock ha incassato il colpo e l'ha buttata sul ridere: «Will Smith mi ha appena picchiato. È la più grande notte nella storia della televisione». Hai voglia a portare avanti i modelli di famiglia «alternativa». Quando la teoria cede il passo alla pratica, tu mi tocchi la moglie e io ti mando al tappeto, come ai vecchissimi tempi. L'attore ha poi vinto la statuetta come migliore attore protagonista per il film Una famiglia vincente. Smith ha battuto una concorrenza dove spiccava l'Andrew Garfield di tick, tick... Boom!. Era comunque il favorito non solo per la buona prestazione ma anche perché la giuria voleva rimediare ai mancati successi del 2002 (Ali, dove interpretava il grande pugile) e del 2007 (La ricerca della felicità). Risalito sul palco, questa volta senza picchiare nessuno, Smith ha agguantato l'Oscar e si è scusato con l'Academy (non con Chris Rock). «Richard Williams - ha detto ricordando il padre delle sorelle Venus e Serena Williams, a cui è dedicato il film Una famiglia vincente - era un difensore accanito della sua famiglia». Poi è stato un crescendo di lacrime e ispirazione divina: «L'amore spinge a fare cose pazze. In questo momento della mia vita sono sopraffatto da quello che Dio mi chiede di fare su questa Terra». Mani in faccia incluse?

Fino a qui, copione brutto ma interessante. Adesso si recita a braccio: l'Academy condanna e annuncia la volontà di esaminare l'episodio «in conformità con il nostro statuto, gli standard di condotta e la legge della California». Cosa significhi, e quali sanzioni comporti, per ora non lo sa nessuno. La rivista Variety esclude che si possa procedere alla revoca del Premio. Hollywood Reporter non si sbilancia e rimanda il discorso alla prossima riunione dell'Academy. Chris Rock non pare intenzionato a denunciare il collega, ma ha comunque sei mesi di tempo per pensarci.

Questa brusca interruzione della liturgia dell'Oscar dimostra che il politicamente corretto è un gioco di parole inconcludente ma non innocente perché ipocrita. Se va a sbattere contro i sentimenti autentici, non c'è tolleranza che tenga, il sangue va alla testa, parte il cazzotto, e così sia.

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