Scusate, a che ora è la fine del mondo? Saggio (erotico) sulle specie al capolinea

Il divulgatore Barbascura diverte e spiega: un'estinzione non è cosa rara

Scusate, a che ora è la fine del mondo? Saggio (erotico) sulle specie al capolinea

E voi lo avete scelto il vostro outfit per la fine del mondo?

Intanto iniziate a pensarci e nell'attesa vi consiglio la lettura dell'ultimo libro di Barbascura X Saggio erotico sulla fine del mondo (Mondadori). Ma, attenzione, come spesso succede con Barbascura, è tutto un po' un casino e non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo, perché il libro si intitola Saggio, ma non è un saggio. Cioè, è un saggio dentro un romanzo che ha lo scopo di farci diventare tutti più saggi ma sicuramente raggiunge l'obiettivo di descrivere gli esseri umani per quello che sono, erotomani dell'autodistruzione.

Ma chi è Barbascura X? Incasellarlo è difficile, anzi impossibile, dato che Barbascura è un chimico, divulgatore, YouTuber, drogato di taralli, detestatore di panda e bradipi, soprattutto un pirata, che io ho conosciuto dopo aver visto un suo esilarante video in cui si imbucava ad un congresso di terrapiattisti, ma del quale mi sono innamorata grazie al suo ormai popolarissimo format YouTube Scienza Brutta. Perché, diciamoci la verità, Barbascura più che un divulgatore è un traumatizzatore scientifico grazie, o meglio, per colpa del quale ho scoperto le perversioni dei delfini, segretamente drogati di pesce palla, ho imparato fin troppo sull'ansia da prestazione dei panda, oppure sui denti anali dei cetrioli di mare, ma anche sul pene biforcato dei koala (meglio di quello quadriforcato dell'ornitorinco, credetemi, una volta visto è difficile dimenticarlo), sul cannibalismo d'amore delle mantidi e quello intrauterino di certi piccoli e teneri squaletti. E questo suo ultimo libro è l'episodio di Scienza Brutta che ci mancava, quello definitivo, a causa del quale rimarremo definitivamente traumatizzati dall'essere più bestiale di tutti: l'essere umano.

Insieme allo sfigato protagonista Rino Bretella veniamo catapultati da un'anomalia spaziotemporale in un futuro molto lontano da qualche parte dell'universo, su un pianeta Zolla, poggiato su un'enorme doppia elica di DNA e sovrastato da un'enorme testa di gatto in un cielo senza stelle. In questo ambiente del tutto surreale e a tratti delirante il protagonista realizza di essere l'ultimo superstite della specie con la sola compagnia di un vecchio e saccente computer che insiste per fare leggere a Rino le pagine del suo Saggio erotico sulla fine del mondo. Le pagine di questo saggio sono state stampate un po' alla rinfusa e il protagonista, non troppo intelligente, stenta a capire bene di cosa si stia parlando, ma rapidamente ci rendiamo conto che si tratta di un saggio tragicomico sul disastro ambientale del nostro tempo e impariamo moltissime cose.

Per esempio, impariamo che «gli incendi che hanno colpito l'Australia tra il 2019 e il 2020 possono essere considerati l'anno zero della fine del mondo, la Chernobyl del riscaldamento globale, il Povia della musica d'autore. Ma tranquilli, nulla di serio». A causa del riscaldamento globale, incendi si sono anche verificati in parti del mondo che non ne sarebbero state interessate, come la tundra del circolo polare artico, dove «tra un po' invece degli orsi polari vi troveremo i calabresi».

Tragicommedia a parte, impariamo che ci stiamo avvicinando a quello che la comunità scientifica chiama con poca fantasia «il punto di non ritorno», cioè quando ci sarà un innalzamento di +2 C della temperatura media globale, superato il quale si potrebbe scatenare un effetto domino in grado di fare precipitare la situazione senza che si possa fare più nulla se non godersi le fiamme all'orizzonte sorseggiando un Martini tiepido per la sesta estinzione di massa, il tramonto dell'Antropocene. Ma soprattutto impariamo che «estinguersi è una cosa normalissima, almeno quanto la comparsa di una nuova specie. È il ciclo della vita. Nuove specie si evolvono, prosperano, imparano a farsi selfie e poi si estinguono. Tutte, tranne le zanzare».

Commenti