"È una serie offensiva". Bufera su Emily in Paris

Dal ministro della cultura di Kiev arriva una lettera di denuncia a Emily in Paris. La serie di Netflix finisce nel mirino perché offenderebbe tutta la cultura della Russia

"È una serie offensiva". Bufera su Emily in Paris

La seconda stagione di Emily in Paris, lo show modaiolo di Netflix creato dal "papà" di Sex and the City, da parte del pubblico continua a macinare un consenso dopo l’altro, diventando di fatto una tra le serie tv più celebri del colosso dello streaming a pagamento. Le avventure di Emily (Lily Collins), la ragazza di Chicago che si trasferisce a Parigi per lavoro, anche se sta convincendo gli abbonati di Netflix, sta creando un vero e proprio "terremoto" diplomatico tra Usa e Russia. Tanto è vero che dal ministro della cultura di Kiev sarebbe partita una lettera di protesta indirizzata proprio ai proprietari di Netflix.

La notizia è stata battura dalla BBC. Emily in Paris finisce nel mirino e con l’accusa di fare utilizzo di "stereotipi nella descrizione di fatti e personaggi". A denunciare la serie tv è stato Aleksandr Tkachenko, ministro russo, il quale avrebbe accusato Netflix di aver descritto in maniera sbagliata un personaggio apparso nei nuovi episodi. Si fa riferimento a Petra, interpretata da Daria Panchenko, la quale nello show è coinvolta in una trama molto singolare. La co-protagonista, amante della moda e del lusso, ruba abiti firmati e borse in un grande magazzino francese. Inoltre, si veste senza gusto e tatto, e teme di essere espulsa dal Paese. Secondo il ministro, in un posto che è stato condiviso su Telegram, Emily in Paris regala "un’immagine caricaturale e offensiva".

E ha aggiunto. "Negli anni ’90 e 2000, i ragazzi ucraini sono stati ritratti principalmente come gangster – continua il ministro -. Nel corso del tempo le cose sono cambiate ma non è questo il caso. In Emily in Paris, è presente la caricatura di una donna ucraina che è inaccettabile. È anche offensiva – tuona nel post -. È così che gli ucraini saranno visti all’estero? Che rubano e vogliono avere tutto gratis e che hanno paura della deportazione? Non dovrebbe essere così".

Non è l’unica polemica che ha coinvolto Emily in Paris. Quando è uscita la prima stagione, a infuriarsi sono stati i francesi per le immagini di Parigi e dei suoi abitanti, ritratti come persone maleducate che indossano berretti e spesso tradiscono i loro partner. Poi la seconda stagione, oltre all’immagine sbagliata della cultura russa, anche gli inglesi non riescono a sfuggire dal giudizio poco lusinghiero di Darren Star. Attraverso il personaggio di Alfie, il popolo della Regina Elisabetta viene raccontato da un giovane bancario londinese che trascorre il suo tempo libero a bere nei pub e a guardare partite di calcio. Il creatore della serie si è sempre difeso, affermando "di guardare Parigi attraverso una lente affascinante" e di avere attinto alle proprie esperienze di vita. In merito alla crisi con il ministro di Kiev, quale sarà la sua risposta? Non resta che attendere i risvolti.

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