La sfida di De Crescenzo: "Voglio togliere i luoghi comuni della canzone napoletana"

L'autore pubblica "Avvenne a Napoli", disco e libro che rileggono le radici

La sfida di De Crescenzo: "Voglio togliere i luoghi comuni della canzone napoletana"

«Sono orgogliosa di accompagnare come editore (nella doppia veste di editore di libri e di editore musicale) Eduardo De Crescenzo in un'opera che è già un classico contemporaneo». Questa la presentazione di Elisabetta Sgarbi alla preziosa opera di De Crescenzo che, con il libro e con il disco Avvenne a Napoli, va alla riscoperta filologica e culturale della vera canzone napoletana, quella che nei secoli scorsi ha dato forma e vita all'attuale canzone d'autore. De Crescenzo lo fa con calore e passione, con la sua voce estesa e colorita e l'ausilio del liquido pianoforte di Julian Mazzariello, che mette da parte la sua verve jazzistica per colorire di suggestioni un pugno di classici napoletani. «Avevo cominciato questo progetto - ha detto De Crescenzo - come un percorso a ritroso nella storia e un recupero della mia infanzia. Man mano che ci lavoravo però, vagliando tutti i materiali possibili, ho scoperto che spesso erano stati fraintesi e traditi, relegati nel folklore, manipolati con riletture superficiali». Eduardo si è così innamorato di un ampio corpus di canzoni, che dall'800 in poi generarono una vera e propria rivoluzione culturale.

«Non tutti potevano permettersi un pianoforte - prosegue De Crescenzo - quindi molti brani erano accompagnati dalla fisarmonica. Noi abbiamo cercato di ricostruire la forma originale di pezzi di cui non esisteva neppure una versione registrata ma che prendono il cuore».

Brani come Luna rossa, cantata da Giorgio Consolini e Claudio Villa e reinterpretata persino da Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald (curioso scoprire che anche Bob Dylan, nella sua trasmissione radiofonica, trasmetteva questo pezzo), I' te vurria vasà, Santa Lucia luntana, Voce e' notte, Fenesta vascia, la vibrante Che t'aggia dì, Marechiare di cui è uscito il videoclip.

«Ho sentito l'esigenza di tornare alle origini», sottolinea De Crescenzo. Un'operazione ambiziosa che De Crescenzo fa con vero amore, per «rimediare a molte storture, perché l'anima e lo spirito di questi pezzi erano stati fraintesi e traditi, ma erano fatti da innovatori geniali, che hanno inventato la canzone come viene praticata oggi. Allora c'era solo la lirica, il cantante di questo tipo di canzoni era sottovalutato mentre compiva una vera rivoluzione culturale».

Federico Vacalebre, scrittore e studioso, è un altro dei deus ex machina di questa operazione e ha partecipato con entusiasmo al progetto cui De Crescenzo e definisce l'operazione «una genesi del restauro gentile in un mondo in cui un cantante come Salvatore Di Giacomo e la sua musica dovrebbero essere tutelati dall'Unesco», per la loro centralità nell'arte.

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