"Le sorelle Macaluso", pregi e difetti nell'ultimo italiano in concorso

L'opera di Emma Dante funziona più come madeleine proustiana che come film. Perché certe case ci abitano dentro, diventano un non luogo, il deposito dei ricordi della nostra vita

Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella sono "Le sorelle Macaluso" di Emma Dante, quarto film italiano presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo, vivono da sole, senza genitori. Da spettatori le seguiamo nelle tre stagioni della vita: infanzia, età adulta e vecchiaia.

Tratto dallʼomonima pièce teatrale di Emma Dante, già Premio UBU Miglior Regia e Miglior Spettacolo, "Le sorelle Mancuso" è in uscita nelle sale italiane domani, 10 Settembre.

Il film vanta un cast al femminile davvero variegato perché, a interpretare le cinque protagoniste, si avvicendano ben dodici attrici. L'idea è rappresentare il modo in cui il tempo ci cambia, rendendoci persone fisicamente diverse ma che continuano ad assomigliare a se stesse nel tessuto psicologico.

Non ci sono veri colpi di scena, se non quelli orchestrati dall'esistenza, come amori, lutti e malattie. Alcuni elementi sembrano inseriti un po' forzatamente, come i baci tra due ragazzine, il rimestare nelle frattaglie animali, l'assunzione malsana di cibo. Quest'ultima si capisce che simboleggi l'atto triste e disperato di arginare un vuoto e appropriarsi di tutti i piaceri per cui non ci sarà più tempo, ma bastava la scena del piatto rotto e riparato con cura certosina a mostrare lo stato d'animo di chi non può più aggiustare la propria vita.

La casa è un personaggio tanto quanto le sorelle e invecchia con loro. Viva come può esserlo una placenta, ha uno spazio deputato a colombaia (le Macaluso affittano colombi per matrimoni e battesimi). Il valore simbolico di questi animali è cristallino: tornano sempre a casa, così come fanno gli umani, con la mente e col cuore, nei luoghi che li hanno visti un tutt'uno con le persone care.

Bella l'ode agli animali e alla loro natura angelica, verso il finale.

"Le sorelle Macaluso" appare un film carico in maniera scomposta, un assemblaggio di particolari, evidentemente autobiografici, che ha un significato maggiore per la regista che per il pubblico. Ma sono talmente tanti i dettagli legati all'italianità domestica d'antan, che si viene allacciati in qualche modo. Più dall'abitazione che dal rapporto tra le sorelle. Perché è vero che esistono oggetti, cassetti, abitazioni che sono l'accesso a una costellazione di ricordi. La nostra memoria è spesso racchiusa nel più insignificante dei dettagli. Tutto è destinato a restare, anche se non fisicamente, e alcuni luoghi ad abitarci più a lungo di quanto facciamo noi con loro.

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