Il sorriso (infido) del potere. Quello che la tv è "roba" mia

Intelligente, astuto, mellifluo: è il simbolo della "medietà". Né caldo, né freddo, è il tiepido di cui tutti hanno bisogno

Il sorriso (infido) del potere. Quello che la tv è "roba" mia

Provate a vivere in una casa che ha sempre e solo acqua calda. O sempre e solo acqua fredda. Alla fine sarete disposti a qualsiasi cosa pur di avere l'acqua tiepida.

Ed ecco spiegato lo straordinario successo di Fabio Fazio.

Mai troppo caldo, mai troppo freddo, sempre gradevolmente moderato, sobrio, cioè tiepido - diminutivo: tiepidino, peggiorativo: tiepidastro, sinonimi: democristiano Fabio Fazio non sopporta i sensazionalismi. Mai un «di più», mai un «di meno». La somma è sempre zero. Ma in televisione il risultato è un'eccellente carriera.

Carriera eccellente, lunga quarant'anni, debutto nel 1982, su Radio Vecchia Savona, per dire la sua predestinazione al nuovo, e 50 programmi televisivi tondi tondi e di successo - da Pronto, Raffaella?, Rai 1, 1983, alla nuova edizione di Che tempo che fa, su Rai 3, si riparte tra qualche settimana, speriamo che piova... - Fabio Fazio, 57 anni e la sindrome di Benjamin Button, ogni anno che passa dimostra una puntata di meno, è il meteorologo della tv. Nel senso che fa il bello e il cattivo tempo. Conduttore così così ma produttore formidabile, con una smania di potere inversamente proporzionale ai modi suadenti, «FazioFabio» decide tutto: programmi, reti, fasce orarie, ospiti, e soprattutto i contratti, fedele al detto: «Peggio di un brutto programma c'è solo un agente mediocre». Cast, cash e Caschetto.

Del resto, l'uomo di spettacolo medio è di sinistra. Almeno crede.

Il problema (per noi) e la fortuna (per lui) è che la televisione italiana è su misura di Fabio Fazio. Alla domanda: «Cosa ti aspetti da un programma di prima serata», la risposta è mediocritas. Termine latino che non ha il valore dispregiativo dell'italiano «mediocrità», ma significa semmai «stare in una posizione intermedia» tra l'ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, tra Belén e la Littizzetto, rifiutando qualsiasi eccesso, sempre inseguendo il «giusto mezzo». Da cui l'espressione «mezzo televisivo», appunto.

Campione assoluto della medietà meglio di una polemica c'è solo una mezza polemica, piuttosto che fare domande meglio aspettare le risposte - Fazio Fabio, educatamente, garbatamente, qualunquemente, all'infotainment ha sempre preferito il gentlemen agreement. Che bisogno c'è di litigare? Regola numero uno del bravo conduttore: «Entrare nelle case degli italiani in punta di piedi». Che se poi s'accorgono che sei nel loro salotto, ti prendono a calci nel culo.

Fortunato, professionale, gentile, intelligente (molto intelligente) e astuto (molto astuto), Fabio Fazio falsi sorrisi e autentico figlio della propria terra - è un ligure e un savonese perfetto. Dei primi ha l'oculatezza, l'insofferenza per lo spreco (se il ticket della sosta scade tra un euro, piuttosto aspetta in macchina) e la brama di accumulo (vero latifondista della televisione, dove tutto è «roba» sua, tra Savona, Celle, Varazze e Milano negli anni ha accatastato terreni, uliveti, case di pregio, ville, garage e un petit appartement a place Vendôme a Parigi). Dei secondi la predisposizione alla doppiezza, l'inganno, la dissimulazione. Non per caso Fabio Fazio toni suadenti in onda, pugno di ferro dietro le quinte ha debuttato nel mondo dello spettacolo, ben prima di infilare la corrente ideologica che lo avrebbe portato ai massimi picchi dello share, come imitatore. Era già allora bravissimo a fare Bruno Vespa. E infatti non si sono mai sopportati.

Considerato insopportabile dal 50 per cento dell'Auditel e insostituibile dal 100 per cento dei direttori di rete, Fabio Fazio - dal lat. factiosus, der. di factio-factionis, «fazione», in part. politica - ha colonizzato la televisione degli anni Ottanta, Novanta, Duemila e Duemiladieci senza mai cambiare neppure quelle strisce di liquirizia che mette al posto delle cravatte, al massimo facendo crescere un pizzico di barbetta. Da cui il detto ligure A barba canua, a fantinetta a ghe sta dua, «Da chi ha la barba bianca, la fanciulla stia in guardia».

Fedele al video ancor più che a Nostra Signora della Consolazione di Celle Ligure, sua parrocchia di riferimento, Fazio è più presente in televisione del monoscopio. Che non c'è più, peraltro. Ma lui c'è sempre, da sempre: televisioni locali è suo, ben prima delle note antipatie berlusconiane, il programma sportivo stracult Forza Italia su Odeon TV, stagioni 1987-1990 da Montecarlo a La7, mai un piede in Mediaset - il suo main sponsor, il Pd, non avrebbe gradito - ma in compenso tutte e tre le reti Rai e persino quattro edizioni del Festival di Sanremo. Che, a riprova dell'eccellenza del suo low profile, nessuno si ricorda che ha condotto. Ma neppure questo è un problema, poiché gli ascolti gli danno ragione. Fabio Fazio in carriera ha avuto più Telegatti che ospiti in studio.

Soft speaking, prime time e secondi fini. Aldo Grasso una volta sentenziò: «In tutti i programmi a cui ha preso parte, ha confermato di avere la rara capacità di trasformare in meglio le persone a contatto con lui». Ha ragione. A discapito della propria, fa sempre fare a tutti una splendida figura.

Fugassa, gobeletti di Rapallo, Baci di Alassio (buoni!) e Brandacujùn. Piatto tipico fabiofaziano: coniglio alla ligure.

Non ha mai brillato per coraggio. Ma per veltronismo sì.

Quello che «la tv sul calcio l'ho inventata io». Quello che dicevano che non ha la padronanza del giornalista consumato. Quello che «Tirchio sarai tu». Quello che ha dieci autori a programma, lavora dodici ore al giorno, prepara ogni scaletta al millesimo di battuta e poi ripassa le domande con l'ospite in camerino. Quello che Milano è la sua città, ma Parigi è sempre Parigi. Quello che se chiami dieci suoi colleghi chiedendo qualcosa su Fabio Fazio, è difficile trovare uno spunto benevolo. Quello che, al netto delle malignità preconcette, non sbaglia un programma: è riuscito a fare boom anche con Saviano. Quello che se cita un libro in prima serata, il giorno dopo è un bestseller, anche se lui, da bibliofilo, preferisce i piccoli editori. Quello che quando fa le interviste sembra perennemente in confessionale, perché le sue non sono interviste, sono mono-viste, parla solo con se stesso: che abbia di fronte Berlusconi o De Niro è uguale, da casa continui a chiederti: ma adesso gliela farà la domanda... ora gliela fa... adesso sta per fargliela... allora gliela fa o no? E non gliela fa mai... Quello che è la dimostrazione che il buonismo, in tv, paga, e molto: nessuno ha avuto contratti così alti nella storia della Rai. Quello che non si è mai visto un radical chic fare così tanti programmi nazional-popolari. Quello che la presunzione peggiore non è quella esibita ma quella che hai dentro. Quello che anche la nostalgia è politica...

Politicamente ambiguo (non si è mai sbilanciato fra Partito democratico e Sinistra italiana), tradizionalista catodico (ligio all'alternanza scrupolosa degli ospiti: una sera un regista della sinistra moderata, una sera un giornalista della sinistra estrema, una sera uno scrittore della sinistra da salotto), calcisticamente doriano, come tutti i grandi liguri di ieri e di oggi, da Villaggio a Crozza, #FabioFazio uno di noi! - Fabio Fazio se non ci fosse, bisognerebbe sintonizzarlo.

Come disse non molto tempo fa a Che tempo che fa un Nanni Moretti in stato di grazia di fronte all'ennesima servile liturgia televisiva di Fazio, mortificandone la mielosa ipocrisia: «Lo dici a tutti quelli che vengono da te, che sono il tuo mito! Lo dici sei volte la settimana!».

E il settimo giorno, si riposò.

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