Spettacoli

Milano e Torino finalmente collegate dall’alta velocità. Non quella di cui si dibatte da tempo, ma da una ancora più alta: quella musicale. Il capoluogo lombardo e la capitale sabauda procedono alla completa «compenetrazione», come hanno ribadito il sindaco di Milano, Letizia Moratti e il suo omologo torinese, Sergio Chiamparino, varando la quarta edizione del Festival Mito (3-24 settembre). E almeno per quanto ci compete - noi parliamo di musica - il dado è più che tratto. Davanti allo schieramento di artisti e mezzi proposti dal Festival ambrosiano-taurinense ci sovviene un’immagine che dobbiamo a Federico Fellini. Quella del leggendario transatlantico Rex, il cui lusso e dimensioni eccitavano i sogni dei villeggianti della Riviera romagnola. MiTo, come un piroscafo di alto bordo, propone non uno, ma una serie di piani. Per aggirarsi conviene ben studiare il programma e poi compiere delle scelte. Chi invece ci invita a non scegliere è l’onnivoro direttore artistico di MiTo, Enzo Restagno, che propone, in modo ironico, di cercare di «arraffare tutto».
D’altronde giungono a Milano e Torino orchestre di gran blasone da tutto il globo. Da Lipsia, il milanese Riccardo Chailly guida il celebre Gewandhaus, commemorando il bicentenario della nascita di Robert Schumann; dalla Francia, Lorin Maazel porta l’Orchestre de Paris; da Londra, Esa-Pekka Salonen la Philharmonia; da San Francisco, Michael Tilson-Thomas la sinfonica già innalzata a fama dal leggendario direttore francese Pierre Monteux; last, not least, la Filarmonica della Scala sotto la direzione di Semyon Bychkov (e con il magnetico fenomeno del pianoforte Lang-Lang).
Come già tradizione di Settembre musica (progenitore di MiTo) ampio è lo spazio dedicato alla musica contemporanea. Un duplice omaggio sarà rivolto a due autori tedeschi di primo piano, Helmut Lachenmann (classe 1935) e Wolfgang Rihm (classe 1952). Non meno interessante si annuncia la novità di Giorgio Battistelli, Sconcerto, realizzata insieme con Franco Marcoaldi e a Toni Servillo. Concerti e conferenze accompagneranno anche la «retrospettiva» del compositore franco-fiammingo Josquin Desprez (1450-1521), figura che fu a Milano al servizio degli Sforza e che potrebbe essere il Musico ritratto da Leonardo da Vinci nella tavola conservata alla Pinacoteca Ambrosiana. Un’altra lacuna colmata da MiTo riguarda la musica nella Repubblica di Turchia. Le nostre conoscenze si limitano al fiabesco mondo delle turcherie, ai serragli violati dal cavalier Belmonte nel Ratto di Mozart, alle avventure della avvenente Isabella ad Algeri (una delle tante damazze rapite dai pirati ancora in pieno Ottocento) e quelle del Turco gentiluomo Selim nei due capolavori buffi di Rossini. Il «focus», oggi parola di gran moda, sulla Turchia, ci porterà il profumo dell’Ellesponto con dervisci rotanti e giannizzeri dell’Esercito turco. Altro tema di attualità, l’impatto ambientale. Le emissioni di anidride carbonica saranno compensate piantando alberi in Madagascar e nel parco del Rio Vallone (per i non lombardi, detto rio, si estende a nord-est di Milano fino a «quel ramo del lago di Como» che lambisce l’amena Lecco, produttrice di ricchi frutti letterari e musicali). Per un verso o per un altro, Milano, e con Torino a farle da sodale, riesce a mettere radici e dunque le operazioni di piantumazione arborea, e in questo caso, anche culturale, si realizzeranno. Anche nell’arte botanica MiTo mette le cose a posto.

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