Quella strada infinita alla fine del mondo percorsa senza fretta e a colpi di pedale

Alberto Fiorin racconta una "cavalcata" dove la bici diventa sinonimo di libertà

Confesso di non amare i ciclisti della domenica, nonostante, da ragazzo, io sia stato un (mediocre) ciclista. In tempi recenti, anzi, quando si poteva, avevo ormai rinunziato al piacere del caffè al bar di primo mattino, proprio per non scontrarmi con le moltitudini vocianti dei biciclettari e il molesto rumore delle loro scarpette chiodate le quali, nel chiuso di quel piccolo locale, producevano qualcosa di comparabile allo sferragliare di una locomotiva

Eppure comprendo bene il senso di libertà insito nella bicicletta, pur se lo associo a lunghe escursioni condotte in solitario o in numero ristretto di amici. Per questo ho letto con piacere e consiglio, il volume dell'incallito ciclista-scrittore Alberto Fiorin: Carretera austral. La strada alla fine del mondo (Ediciclo, pagg. 192, euro 17), Ediciclo.

Si tratta di una fra le strade più belle del mondo e avere la possibilità (e la capacità) di percorrerla tutta in bici deve essere bellissimo. Fiorin lo ha fatto con un amico fidato e col figlio appena adulto, regalandoci un diario fedele delle sue 14 tappe per completare la Carretera senza soste, più altre 6, sempre in bici, per i necessari spostamenti, cinque giorni di riposo e visite ai luoghi e un giorno di trasferimento. In tutto 26 giorni.

Personalmente conosco solo una piccola parte argentina di quella che, più propriamente, si chiama ruta CH-7: pampa desolata e senza confini, battuta da un vento a tratti implacabile, dove spero di tornare presto con la mia bracca francese Coco. La Patagonia cilena è un altro mondo, caratterizzato da una natura varia e lussureggiante, che spazia dalle cordigliere andine ai ghiacciai, a grandi laghi, con escursioni termiche che possono determinare l'alternarsi di tutte le stagioni nell'arco delle 24 ore.

La Carretera Austral è lunga esattamente 1240 km e, attraversando un paesaggio selvaggio unico, punta in direzione di Ushuaia, la cosiddetta fine del mondo. Deliberatamente l'autore, per una sorta di snobismo a due ruote, non vuole raggiungere Ushuaia, sebbene sia ormai a un tiro di schioppo. Si limiterà a percorrere la carretera per intero, dal km zero a Villa O'Higgins, laddove terminano i 1247 km del percorso. Da Villa O' Higgins i tre si sono spostati in Argentina, prendendo traghetti e imboccando difficili sentieri di montagna, pedalando poi fino a El Calafate e al magnifico ghiacciaio Perito Moreno. In totale, hanno percorso 1614 chilometri. Un viaggio bello e duro, in cui lo spostarsi in bicicletta diventa scuola di vita, le difficoltà mettono alla prova la convivenza, sviluppano la solidarietà umana, la capacità di resistere al dolore e godere della bellezza e della soddisfazione per un risultato raggiunto con le proprie forze. Sarebbe sbagliato, però, definire Wilderness una simile esperienza, pur se condotta nel cuore di una natura incontaminata. La strada, infatti, quand'anche si tratti di sterrato, il micidiale ripio, che sottopone i ciclisti a logoranti, continue prove di equilibrio, è per definizione nemica della wilderness. La quale finisce dove sorge una via di comunicazione. La ruta CH-7 è oggi per metà asfaltata

Lasciandosi inoltre trascinare dalla passione civile, l'autore, dopo aver scoperto sul percorso una targa con inciso il nome di Augusto José Ramón Pinochet Ugarte, vi sputa sopra. Si può comprendere. A patto, però, di non misconoscere che fu proprio Pinochet a volere la costruzione della strada, cominciata nel 1976. Per forza! Solo una dittatura può imporre un'opera pubblica così imponente, dispendiosa e folle, che collega il niente (o forse la bellezza assoluta)

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