"Torna la voglia di rock. Gli artisti? Troppa paura di perdere consenso"

Il cantautore in tour: "Ho offerto i tamponi gratis ma mi hanno attaccato no vax e sì vax"

"Torna la voglia di rock. Gli artisti? Troppa paura di perdere consenso"

«Alla fine sono stato attaccato da no vax e sì vax». Sempre così, Enrico Ruggeri: parla chiaro. Ha iniziato il tour estivo prima di Ferragosto al Porto Antico di Genova offrendo un tampone gratuito a chi non avesse il green pass: «Mi sembrava una tutela in più, una scelta liberale». E invece. Intanto lui suona. E ieri sera è salito sul palco della Versiliana con tutta la band e un repertorio lungo decenni di successi e bella scrittura.

Prime impressioni, Ruggeri?

«C'è una voglia pazzesca di concerti. Si capisce che il pubblico sente il bisogno di vedere musicisti che suonano e costruiscono le canzoni dal vivo. Io poi ho un chitarrista sontuoso (Paolo Zanetti, ndr) che, se ascolta Mick Ronson, tre giorni dopo ne ha già assorbito ed elaborato lo stile».

Lei cosa ascolta?

«Non fosse che per questioni anagrafiche, fra Thick as a brick dei Jethro Tull e i Greta Van Fleet, scelgo i Jethro Tull».

È il momento dei Maneskin.

«E io applaudo. Sono ragazzi che hanno seguito e realizzato i propri sogni cominciando a suonare dalle cantine. Hanno successo in tutto il mondo? Bene, almeno ci togliamo i soliti ritornelli tipo siete solo spaghetti, pizza e mandolino. E poi...».

E poi?

«Non pensano solo a Tik Tok oppure ai followers. Prima suonano».

Ruggeri, lei è presidente della Nazionale Cantanti.

«Ma della questione della presunta misoginia non parlo perché siamo per vie legali. Però nei prossimi giorni, il 25 e 26 agosto, parteciperemo alla due giorni di Mattone del Cuore in Versilia con l'Associazione Olimpiadi del Cuore e l'appoggio di Andrea Bocelli e tanti ospiti come Sinisa Mihajlovic. Raccogliamo fondi per realizzare il primo Ospedale di Pronto Soccorso di Medjugorje».

Ora è aperta la «questione Salmo a Olbia»: l'assembramento, eccetera.

«Mi è sembrato un concerto situazionista alla Decibel del 1977. Lui ha preso una posizione. E non è così secondario in una categoria così silenziosa che peggio non può andare».

De Gregori si è schierato a favore.

«E io vedo positivamente che un artista di solito così misurato come Francesco De Gregori dica pubblicamente che la categoria dei musicisti è stata trascurata e umiliata».

Tanti vanno in tournée solo con un pianista o un chitarrista, ma senza la band o i tecnici, che sono poi tra i più penalizzati dal lungo stop ai concerti.

«Bisognerebbe sentire tutte queste esibizioni per valutarle. Dopotutto anche Springsteen è andato in scena così, e i suoi erano grandi concerti con un valore artistico. Altrimenti l'artista sembra quello che vuole mettersi in salvo, far circolare il proprio nome e a culo tutto il resto, come dice Guccini nell'Avvelenata».

Il suo nuovo disco?

«È pronto da un po', siamo quasi stanchi di risuonare i brani in studio».

Quando uscirà?

«Prima bisogna vedere gli eventi. Insomma che cosa succede in autunno. È un album che voglio ovviamente suonare dal vivo».

Ruggeri, durante la pandemia non le ha mandate a dire e ha espresso il proprio parere senza mezze misure.

«Magari avrei potuto stare più tranquillo (sorride, ndr). Ma è anche vero che, dopo 35 album, non ho più niente da perdere. Già quando ho iniziato questa carriera mi sono accorto che non avrei mai fatto un concerto a San Siro ma, allo stesso tempo, che non sarei sparito dalle scene».

Quando ha iniziato, gli artisti non avevano paura a schierarsi.

«Oggi la mia categoria è terrorizzata dall'eventualità di perdere consensi. Perciò generalmente nessuno prende posizioni nette e magari impopolari. Per quasi tutti è meglio fermarsi a dichiarazioni generiche del tipo abbasso la guerra che vanno sempre bene».

Ruggeri, è «complottista»?

«No, ho semplicemente detto fin da subito, credo fosse l'aprile del 2020, che non possiamo precluderci il piacere di vivere per la paura di morire. Leggevo un libro sulla peste a Milano, quella raccontata dal Manzoni. Una lunga epidemia devastante. A un certo punto, la gente disperata ha iniziato lo stesso a uscire di casa, quasi a voler significare che la fine del virus è nella testa di tutti noi».

La rivedremo al Festival di Sanremo?

«Se venissi, magari avrei delle buone critiche dalla stampa, ma poi non cambia nulla. Ora sono i Sanremo di quelli con i followers, con lo streaming».

Addirittura?

«L'altra sera, dopo il concerto a Gatteo Mare, un fan è venuto a trovarmi con sua figlia piccola di cinque o sei anni. Il papà le spiegava chi fossi e lei ha risposto»: Sì, ma quanti followers ha?. Oggi funziona così. Però ci sono anche sedicenni che scoprono e ascoltano la mia musica. E io continuerò a suonare per quella che chiamo l'élite dell'anima».

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