Un tranquillo weekend di paura (travolgente)

Raramente mi capita di leggere romanzi horror ma, sarà complice l'atmosfera, ho iniziato questo romanzo è mi è stato di aiuto. Proprio per affrontare il clima di questi giorni dove tutto è fermo e a correre sembra soltanto la paura. Leggendo Sto pensando di finirla qui di Iain Reid (Rizzoli, traduzione di Giulia De Biase, pagg. 252, euro 18) riusciamo a capire come il terrore sia ancestrale, conviva da sempre con noi: non è il caso di demonizzarlo ma di cogliere l'occasione per cercare qualcosa di diverso che ci spieghi quel mistero che chiamiamo vita. Sin dall'inizio di questo romanzo ci sembra di essere catapultati in un film: ci troviamo su una macchina con due fidanzatini modello americani che stanno andando a trovare i genitori di lui per la prima volta. La ragazza è agitata perché si è sempre in soggezione. «Come saranno?», «Piacerò al papà? E alla mamma?». E poi c'è Jack, il fidanzato. Te lo immagini alto, con una camicia scozzese, con un sorriso alla Ben Affleck, il classico bravo ragazzo americano alla guida di un'auto.

Più si legge più ci si sente su un ring con Myke Tyson che ti sta riempiendo di pugni e poi ci pensi e ragioni e pensi «No, non è possibile» e vai avanti e pensi al titolo del libro: Sto pensando di finirla qui e poi a quel sottotitolo in piccolo che all'inizio non hai notato: «Avrai paura senza sapere perché». Ed è esattamente quello che provi mentre lo stai finendo.

Iain Reid con questo suo romanzo di esordio si dimostra capace di una tecnica di scrittura che trasforma la lettura in una lettura automatica, indispensabile, assoluta. Lo scrittore ha trovato un linguaggio universale - dal libro stanno traendo un film Netflix con la regia del premio Oscar Charlie Kaufman - che diventa quasi telepatico. Prendendo a lezione dai migliori maestri della tradizione horror - da Edgar Allan Poe a Lovercraft sino a Thomas Ligotti- riesce nell'alchimia di cambiare chi lo legge: dietro l'apparente superficialità di ciò che racconta si ha la strana sensazione, a romanzo finito, di essere cambiati. Di essere più capaci di prendere a pugni le ombre delle nostre peggiori paure.

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