Tutti i "pulcini" di Casiraghy trovano casa a Milano

I libricini che dal 1982 vengono stampati con caratteri mobili e torchio a mano dal tipografo Alberto Casiraghi nella sua casetta, più che casa editrice, di Osnago, sono ormai una leggenda. Sfornati spesso in giornata, su carte speciali, in tiratura limitatissima (20-30 copie massimo) sono l'ircocervo dell'editoria. Qualcosa che non dovrebbe esistere (testi brevissimi di chiunque, da Maurizio Cattelan a Lawrence Ferlinghetti, da un nugolo di poetesse sconosciute alla pop-olarissima Alda Merini, sempre abbinati a un disegno, un'invenzione, una piccola opera d'arte...), eppure eccoli qui. Casiraghy, che intanto si è aggiunto una vezzosa «y» tipografica al cognome, è arrivato a oltre 10mila plaquette. E, ora, poiché di ognuna ne ha conservata una copia, cosa ce ne facciamo?

Dopo lunghe trattative curate dal libraio antiquario Andrea Tomasetig, il ricchissimo archivio Pulcinoelefante (10.441 librini inventariati dal bibliofilo Giorgio Matticchio, un tesoro di editoria, grafica, arte e poesia) è stato acquistato dal Comune di Milano per 150mila euro (il valore venale è almeno il doppio, il triplo se fosse finito all'estero: solo i 1.200 titoli prodotti assieme a Alda Merini valgono la cifra pagata) e collocati in una libreria realizzata su misura in una sala al pianterreno, allestita dall'architetto Cristiana Vannini, della casa-museo Boschi Di Stefano a Milano.

Per quanto riguarda Casa Boschi, non è una destinazione casuale: vi è una continuità ideale tra le opere della collezione d'arte del '900 del secondo piano e l'arte presente nei «pulcini» degli ultimi 40 anni. Per quanto riguarda Casiraghy, è felicissimo di vedere conservato il lavoro di una vita: «Secondo me sarebbero stati contenti anche Vanni Scheiwiller, Roberto Cerati e Giorgio Lucini». Ossia i suoi tre numi tutelari insieme a Bruno Munari. E per quanto riguarda invece Milano, nel clima depresso di questi tempi, è il segnale che non tutto è fermo. E il prossimo passo potrebbe proprio essere quello di far arrivare qui, per ricostruire un pezzo di storia dell'editoria e della grafica italiana del '900, anche la collezione Claudio Pavese dei libri Einaudi, capolavoro assoluto nel collezionismo italiano. Allora sì che il «pulcino» Casiraghy vivrà accanto all'elefante Einaudi.

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