V Wars, invasione di vampiri e banalità nella serie tv di Netflix

V Wars, la nuova serie tv di Netflix con protagonista Ian Somerhalder, racconta l’ennesima storia di vampiri, senza però lasciare il segno

V Wars, invasione di vampiri e banalità nella serie tv di Netflix

I vampiri vanno ancora di moda? Forse no, o quanto meno non quelli di V Wars, serie tv con Ian Somerhalder da poco disponibile su Netflix.

V Wars, la trama

Siamo a Seneca, una piccola cittadina degli Stati Uniti e i protagonisti di questa storia sono due amici, Luther Swann e Michael Fayne. Il primo, interpretato da Ian Somerhalder, è un medico ricercatore specializzato in malattie infettive. Il secondo, interpretato dal semi sconosciuto Adrian Holmes, è un amico di vecchia data di Luther, al quale più di una volta ha salvato la vita, a quanto dicono. I problemi iniziano dopo che qualcosa va storto in un centro di ricerca nell’Artico.

Un vecchio virus si nascondeva tra i ghiacci, in attesa di essere riesumato e di portare la specie umana, o quantomeno l’homo sapiens sapiens, all’estinzione. Il contagio muove i primi passi e colpisce i due amici, i quali, fatalmente, divengono anche i rappresentanti delle due future fazioni contrapposte: quella dei vampiri, o “bloods”, come si fanno chiamare, e quella degli umani. Sì, il virus in questione trasforma le persone in vampiri assetati di sangue.

Michael Fayne è così costretto ad allontanarsi da Luther e dalla sua famiglia, nella quale ormai era diventato uno “zio” acquisito. La diffusione del virus prosegue inesorabile e arriva ad un numero considerevole di infetti, o meglio di vampiri, i quali vedono in Fayne - primo contagiato cioè paziente 0 - una guida per quello che è ormai un nuovo popolo, una specie parallela rispetto a quella umana, anzi, un’evoluzione di questa. Lo scontro tra umani e vampiri è inevitabile.

Cosa non ha convinto

I problemi di V Wars non sono pochi. Eppure Ian Somerhalder di vampiri se ne intende essendone stato uno per otto stagioni in The Vampire Diares. L’attore figura in V Wars non solo quale protagonista ma anche quale produttore e regista di alcuni episodi. I presupposti per una serie tv “convincente” c’erano, anche se la disfatta la si avvertiva già dal trailer.

Un pericoloso virus trasforma gli esseri umani in vampiri e chi non si trasforma diviene facile preda dei suoi cacciatori, ciò nonostante il mondo - nello specifico gli Stati Uniti, il Paese principalmente coinvolto - procede con la vita di tutti i giorni come se in giro ci fosse soltanto una forma più ostica della classica influenza. Il covo dei vampiri è situato a Seneca, una città di modeste dimensioni, ma le forze di polizia coinvolte, anche federali, non riescono a scovare il luogo in cui si nascondono Fayne e il suo gruppo di adepti succhia sangue. Nel frattempo il virus prolifera, le vittime aumentano e le congiure iniziano a fioccare.

Un po’ come la moda del momento, in attesa che sia soppiantata da un’altra, il mondo aspetta che anche la questione “vampiri” venga archiviata. I due ex amici, Luther e Michael, hanno in mano la sopravvivenza delle rispettive specie e dopo una lunga trattativa sembrano riuscire a trovare la quadra all’angoscioso problema: è possibile coesistere? Inesorabile poi arriva il colpo di scena che sorprende solo perché si è intorpiditi da una visione, fino a quel momento, piatta.

Come poteva essere

Forse V Wars è una di quelle serie tv che non hanno ambizioni. Un racconto che non vuole esagerare, deciso a rimanere dentro determinati confini, come quelli della città di Seneca appunto. Quantomeno il finale ci regala qualcosa su cui poter minimamente sperare per il futuro, un cambio di registro tanto assurdo quanto interessante. In conclusione, i vampiri sono ancora cool? Come direbbe MacKenzie MacHale di The Newsroom: “no, ma potrebbero esserlo”. Magari seguendo l’esempio di Black Summer, altra serie tv di Netflix apprezzata anche da Stephen King, che è riuscita a rendere “great again” gli zombie dopo il tracollo di The Walking Dead. Vedremo se V Wars saprà riprendersi nella seconda stagione, sempre che ce ne sia una.

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