Venticinque autori raccontano de Turris il grande "viaggiatore immobile" del fantasy

Un tributo all'intellettuale Gianfranco de Turris che ha reso la fantascienza molto più italiana. Ha contribuito a portare Tolkien in Italia

Venticinque autori raccontano de Turris il grande "viaggiatore immobile" del fantasy

Chiunque, in Italia, sia stato un appassionato di fantascienza o un fan di J.R.R. Tolkien, oppure abbia letto autori maledetti come H.P.Lovecraft e Julius Evola, ha sicuramente incrociato il nome di Gianfranco de Turris, giornalista, studioso e animatore culturale che da 60 anni opera instancabilmente su giornali, riviste, radio e, ultimamente, anche sul web. Per celebrare degnamente la sua lunga attività, che ci auguriamo continui per molti decenni, è uscito Il viaggiatore immobile (Solfanelli, pagg. 232 13), un libro curato da Andrea Gualchierotti che raccoglie gli interventi di 25 autori legati a de Turris da vincoli di affetto e di gratitudine. Colto, gentile, disponibile con tutti, GdT, come lo chiamano gli amici, è un esempio di «intellettuale impegnato» -anche se sicuramente questo termine non gli piacerà affatto- che non ha mai avuto paura di schierarsi dalla parte sbagliata, pagando il prezzo della coerenza, come raccontano le testimonianze qui pubblicate.

Scorrendo le pagine del volume si ripercorre un pezzo importante della storia culturale d'Italia di cui GdT è stato protagonista: dalla rivista Oltre il Cielo, dove la fantascienza italiana era presa sul serio e le traduzioni di quella straniera venivano affidate a professionisti, al mondo dei fumetti esplorato dalle rubriche su Linus e L'Eternauta; dalla collana «La Biblioteca dei Misteri» ai due volumi enciclopedici di Arcana, dove il mondo del soprannaturale e la dimensione dell'occulto venivano tolti alla gestione ciarlatanesca di sedicenti maghi per essere affrontati da studiosi accreditati; dalla redazione cultura del Giornale Radio alla pubblicazione dell'edizione critica delle opere di Julius Evola, dove sono stati coinvolti accademici di chiara fama, l'instancabile attività culturale del Nostro ha lasciato e continua a lasciare segni profondi nel panorama culturale italiano, appiattito sui dettami del politicamente corretto. Come per tutti gli intellettuali di destra, vedi alla voce Accame, Buscaroli, Cattabiani, per fermarci all'ABC, anche a de Turris è toccato il destino dell'esule in Patria: ignorato, quando non emarginato, dalla Destra politica che avrebbe dovuto valorizzarlo e proteggerlo dagli attacchi di una Sinistra sempre compatta nell'aggredire il nemico, vero o presunto, Gianfranco continua a procedere da solo, coltivando gli interessi e valorizzando gli autori di una parte politica che ha sempre tenuto in pochissimo conto la cultura e guardato con sospetto i libri, con i risultati imbarazzanti che sono sotto gli occhi di tutti. Eppure, le centinaia di libri curati da De Turris, insieme alle migliaia di articoli pubblicati su decine di riviste non sono stati e non sono semi sparsi al vento, ma, come dimostra la varietà degli interventi e l'anagrafe degli intervenuti raccolti nel Viaggiatore immobile, hanno messo radici e fruttificato, rendendo possibile una solida resistenza alla censura imperante. Ma, anche se così non fosse, non importa, perché, come ci insegnano gli autori amati da Gianfranco de Turris, «non occorre sperare per intraprendere né riuscire per perseverare».

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