Vinicio Marchioni: "Il boom delle piattaforme non deve compromettere la qualità del cinema italiano"

Protagonista al Magna Graecia Film Festival, Vinicio Marchioni a tutto tondo ai nostri microfoni: “Noi romani siamo i primi a non rispettare la nostra città, penso che ci sia un problema di identità”

Vinicio Marchioni: "Il boom delle piattaforme non deve compromettere la qualità del cinema italiano"

Classe 1975, di Roma, tra i migliori attori italiani. Tra cinema e teatro, Vinicio Marchioni è reduce da un anno particolarmente intenso: da “Chi ha paura di Virginia Woolf?” regia di Antonio Latella all’ottimo “Governance – Il prezzo del potere” di Michael Zampino, fino alla serie “Alfredino – Una storia italiana” sulla tragedia del Vermicino. Ma non è finita qui. A settembre è atteso al Festival di Venezia: è tra i protagonisti di “Siccità”, l’ultimo film di Paolo Virzì che sarà proiettato Fuori Concorso. Prima, però, la tappa al Magna Graecia Film Festival di Catanzaro, per presentare “Ghiaccio”, diretto da Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis.

Vinicio, lei è a Catanzaro per “Ghiaccio”…

“Sì, è l’ultimo film che è uscito in sala. Ora è sulle piattaforma. E’ un ruolo e una lavorazione a cui sono molto legato, è stata un’esperienza molto profonda. C’è stato un grande lavoro, una preparazione lunga e meticolosa, fatta con Giovanni De Carolis e Giacomo Ferrara. Un’opera prima che secondo me ha già lasciato un piccolo grande segno, è un film che potrebbe rimanere. La cosa a cui tengo di più è fare delle cose che possano in qualche modo rimanere negli anni”.

Lei sceglie sempre dei progetti interessanti, spesso molto diversi tra loro…

“Non so perché. Cerco di avere la massima cura possibile nelle scelte. Da una parte mi piace cambiare molto, diversificare, cimentarmi su più generi possibili. Poi la differenza la fanno gli incontri. Non sono abbastanza bravo per lavorare con tutti. E’ fondamentale per me incontrare un regista, incontrare una storia. L’importante è che ci sia la possibilità di crescere, di avere degli stimoli nuovi, di incontrare delle persone che professionalmente mi possano insegnare qualcosa”.

Dal Freddo di “Romanzo Criminale” a “Siccità”: lei com’è cambiato in questi anni?

“Non so se sono cambiato. L’approccio che ho mi sembra sempre lo stesso. Naturalmente cambiano gli anni di volo, l’esperienza. Ci sono delle disillusioni in più, che però fanno parte della crescita personale di un uomo. Cerco di mantenere lo stesso tipo di curiosità, di sguardo. Cerco di non adagiarmi più che altro, cerco storie e ruoli che possano migliorarmi come persona”.

Secondo Alberto Barbera il cinema italiano rischia puntando sulla quantità e non sulla qualità. Lei cosa ne pensa?

“Io penso che le parole del direttore abbiano posto l’attenzione su una cosa che tutti secondo me stanno pensando, a partire dai produttori e dagli attori. La grande possibilità di lavoro che le piattaforme hanno aperto non deve andare a inficiare la qualità, soprattutto lo sviluppo e la scrittura delle storie. Non credo che sia una polemica, io l’ho trovata un’osservazione di un super professionista, di una persona assolutamente autorevole che ha uno sguardo molto privilegiato. E penso che se ne debba parlare, perché c’è tanto lavoro per tutti i professionisti di questo mestiere, ma l’Italia deve mantenere la qualità di quello che fa senza appiattirsi”.

Tornando a “Romanzo Criminale”, ha mai avuto il timore di essere ricordato solo come il Freddo? La sua carriera ha assolutamente arginato quel rischio…

“Il rischio sicuramente ci poteva essere. Il ruolo ha avuto un successo enorme, nessuno se lo aspettava. Poi ho continuato a fare teatro ad altissimi livelli e ho fatto determinate scelte. Come dicono gli americani, le carriere si costruiscono sui no più che sui sì. C’è stato l’impegno da parte mia di non rimanere incastrato in un ruolo. Fortunatamente la carriera mi ha dato ragione. Il rischio c’è soprattutto per i titolisti: per acchiappare più like o più visualizzazioni, continuano a scrivere ‘il Freddo di Romanzo Criminale’. Posso rassicurare tutti i titolisti d’Italia che il pubblico mi ferma per strada per almeno dieci film che ho fatto dopo la serie. Il pubblico sa perfettamente chi sono anche senza questa preoccupazione dei titolisti: li ringrazio molto, anche se gli serve solo per acchiappare qualche like”.

Ha qualche rimpianto?

“No, perché penso che le sliding doors facciano parte della carriera degli attori. Qualche errore di valutazione o qualche provino andato male fanno parte delle montagne russe di questo mestiere, della fortuna o meno che si incontra strada facendo. Per qualcosa che è andato male, si è aperta sempre qualche altra cosa. Non cambierei mai la mia carriera con quella di nessun altro”.

“Roma abbandonata, dalle classi dirigenti e anche da noi”, disse in un’intervista di qualche anno fa. Tra rifiuti e altre vicende, la situazione nella Capitale non sembra cambiata…

“Roma è una città molto complicata, molto grande, è stata quasi consegnata in mano ai turisti. È vero che noi cittadini romani siamo i primi a non amarla tanto e a non rispettarla con l’inciviltà, ma è altrettanto vero che penso che sia una città molto difficile da governare e da ritirare su. Penso che sia un problema di identità. Ognuno di noi dovrebbe chiedersi veramente che cos’è oggi sentirsi un cittadino di Roma, se siamo orgogliosi della nostra città e di come ce ne occupiamo. Roma merita di tornare agli albori della cronaca per le cose positive, per la sua storia e per ciò che rappresenta. Ma c’è bisogno di una auto-analisi di tutti i cittadini romani. Mi viene in mente una frase di John Fitzgerald Kennedy: ‘Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese’. Mi auguro che ogni cittadino possa fare qualcosa per migliorare la Capitale”.

Come già anticipato, sarà protagonista sul grande schermo in “Siccità” di Virzì, ma anche in “L’ombra di Caravaggio” di Michele Placido. Altri impegni in programma?

“Usciranno la commedia ‘Vicini di casa’ di Paolo Costella e ‘Buon viaggio ragazzi’ di Riccardo Milani, che arriverà nel 2023. Poi riprenderò le spettacolo teatrale ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’, con la regia di Antonio Latella, e ci sarà la serie internazionale ‘Django’, girata in inglese: un’esperienza incredibile. Il materiale, fortunatamente, c’è”.

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