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Lo spiritualismo di Federico Sciacca, antidoto esistenziale ai pensieri deboli

La sua riflessione a 50 anni dalla morte, lungo l'itinerario da Gentile a Rosmini

Lo spiritualismo di Federico Sciacca, antidoto esistenziale ai pensieri deboli
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Perché "La filosofia non asciuga lacrime, né dispensa sorrisi, ma dice la sua parola sulla verità delle lacrime e dei sorrisi" scriveva la mente raffinata di Michele Federico Sciacca nel 1956 in Atto ed Essere. E basterebbero queste poche parole per capire quale senso possa avere in questi tempi di pensieri deboli, il convegno organizzato al Museo Diocesano dal Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa per concludere le celebrazioni dei 50 anni dalla scomparsa del sue fondatore (Giarre 1908 - Stresa 1975).

Due giornate affidate a prestigiosi studiosi per ricostruire la complessità della speculazione di uno dei massimi pensatori del secolo scorso con le relazioni di Samuele Francesco Tadini, Hervè A. Cavallera, Jacob Buganza, Luigi Capitano, Roberto Rossi, Paolo De Lucia, Francesco Totaro, Giuseppe Nicolaci, Annalisa Noziglia, Ilario Bertoletti, Danilo Castellano, Ludovico Maria Gadaleta, Anna Maria Tripodi, Marcello Veneziani. Molto atteso l'intervento del cardinale Angelo Bagnasco a introdurre un itinerario filosofico che prende le mosse dalla tesi di laurea sul filosofo inglese Thomas Reid all'Università di Napoli con Antonio Aliotta, per poi avvicinarsi al magistero monumentale di Tommaso D'Acquino a cui lo avevano condotto le riflessioni su sant'Agostino e Antonio Rosmini, il pensatore al quale Sciacca dovette la sua conversione filosofica e religiosa negli anni 30. Ma è indubbio che la temperie culturale e teoretica nella quale Sciacca si formò, non poteva che essere l'Attualismo di Giovanni Gentile che fu per lui solida struttura su cui edificare il sistema che procedette verso uno spiritualismo cristiano di stampo agostiniano, rivisto con il fecondo pensiero di Rosmini.

Studioso profondo e di grande rigore, Sciacca fu docente a Pavia e poi a Genova sulla cattedra di Filosofia Teoretica. "Accademico no, uomo di scuola sì - diceva di sé - per la mia vocazione inequivocabile all'insegnamento, alla comunicazione e al dialogo... Non posso fare a meno di comunicare con gli altri, con i giovani". Nei suoi settanta volumi, tradotti nelle principali lingue europee, indagò la precarietà di ogni atto umano, per questo bisognoso di cercare la sua necessaria integrazione nell'Essere. Di qui l'apertura, anzi la necessità di una trascendenza a cui ancorare quella finitezza dell'uomo, manchevole e proprio per questo indirizzata nella ricerca dell'Essere infinito, in un perenne dialogo tra l'interiorità dell'uomo e la trascendenza del divino. Opposti non inconciliabili, ma piuttosto poli dialettici comunicanti di una stessa realtà in una visione metafisica nella quale riecheggiano il rede in te ipsum di Agostino e l'Atto puro di Giovanni Gentile. In un inevitabile dialogo con la Metafisica classica della scuola padovana di Marino, l'altro Gentile. Di qui l'avvicinamento di Sciacca a Rosmini, non a caso uno dei pensatori su cui anche Giovanni Gentile nel suo giovanile Rosmini e Gioberti (1898) pose le fondamenta del suo sistema.

Sciacca, spiegano gli organizzatori del convegno, "riconobbe la grandezza di Rosmini, tanto da restituirgli il posto che gli spettava nell'ampio dialogo culturale del primo Novecento", ricordando che diede inizio nel 1973 all'edizione nazionale e critica delle opere di Rosmini, ma anche la fondazione e animazione di centri culturali tuttora fiorenti (Stresa, Bolzano e Merano) e delle riviste Giornale di metafisica, Humanitas, Città di Vita, Rivista Rosminiana.

"Michele Federico Sciacca. Attualità di un pensatore nel 50° della morte" 19 febbraio (9-13; 15-18) 20 febbraio (9-13), Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Piazza sant'Eustorgio, 3.

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