Abbiamo perso tre finali, ma conquistato il futuro

Nessuna tragedia e un grande passo in avanti. Da oggi Sinner numero 1

Abbiamo perso tre finali, ma conquistato il futuro
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Adesso che il tennis è tornato ad essere lo sport di cui tutti parlano, bisogna stare attenti a far sì che non diventi un fenomeno social, di quelli che alla prima sconfitta trovi gente pronta a dire che è tutta una delusione. È successo, dopo il ko di Sinner contro Alcaraz in semifinale al Roland Garros, quasi una tragedia del web. Se non fosse che poi lo spagnolo ieri ha vinto il suo terzo Slam battendo Zverev in 5 set 6-3, 2-6, 5-7, 6-1, 6-2 in 4 ore e 19 minuti, superando anche un problema fisico. Ed è poi successo anche quando il duo Errani-Paolini è stato sconfitto da Gauf-Siniakova in due set, con il risultato che a Parigi su tre finali ne abbiamo perse tre. E allora, che amarezza no?

E invece no, appunto: da oggi abbiamo il numero uno del mondo (numero-uno-del-mondo!), e comunque anche numeri che non abbiamo mai avuto (nel tennis maschile) o che non eravamo più abituati ad avere (nel tennis femminile). Tant'è che la domanda da parte di media, esperti, perfino giocatori in Francia, era sempre la stessa, quotidianamente: come ha fatto l'Italia a raggiungere risultati così? «Massì, come avete fatto?». Ecco, la risposta sembra difficile ma non lo è: abbiamo fatto l'Italia. Ovvero quella nazione nella quale talento, sacrificio e collaborazione esistono, anche se spesso vengono oscurati da chi preferisce scorciatoie a ostacoli.

Il successo di questi giorni viene insomma da lontano, da quando in pratica federazione, tecnici e giocatori si sono messi tutti a lottare insieme. E il risultato resta da esempio, anche quando si perde com'è successo questo weekend, soprattutto se si perde in finale. Perché come ha detto ieri Sara Errani «subito dopo ti rode, ma dopo un paio di giorni ci renderemo conto di quanto dobbiamo essere orgogliosi di quanto abbiamo fatto in questi giorni». Per questo i tennisti, così come i tanti atleti che in questi giorni d'oro o quasi rendono lo sport più azzurro, sono il simbolo di quello che possiamo e dobbiamo essere. Bisogna parlare poco (sui social soprattutto) e fare molto, così come Jannik, Jasmine, Sara, Simone e Andrea hanno dimostrato in questi ultimi giorni e in questi ultimi tempi.

Perché è vero che poi dal Roland Garros siamo usciti alla fine sconfitti, ma abbiamo vinto un futuro che ci aspetta. Come diceva Nadal, «nel tennis nessuna palla è come quella che l'ha preceduta». La prossima sarà ancora migliore.

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