Atalanta, poker per onorare i suoi morti

La Dea regala un sorriso, Gasp lo macchia con un inutile rosso sul 4-0

Centotré giorni. Tanto è passato dal 10 marzo e da quella notte storica per l'Atalanta, tornata da Valencia con l'accesso ai quarti di finale di Champions League. Centotré giorni dopo Bergamo, una delle città (e provincia) più colpite dall'epidemia di coronavirus, prova a ripartire al grido di Rinascerò, rinascerai, come la canzone composta dal bergamasco Roby Facchinetti che risuona in tutto il circondario del quartiere Conca Fiorita. Un inno alla città ferita come simbolo della ripresa e di una parvenza di normalità, dopo aver sofferto e pianto centinaia di morti. Allo Gewiss Stadium l'Atalanta ospita il Sassuolo, le ultime due squadre ad aver giocato prima dello stop, recupero di una partita non giocata a fine febbraio quando già il Covid-19 era entrato nelle nostre vite. E in quelle di Gian Piero Gasperini, il tecnico atalantino che ha avuto il virus e del suo collega Roberto De Zerbi, bresciano, altra terra falcidiata dalla pandemia. De Zerbi che propone il trio Berardi-Defrel-Boga alle spalle del bomber Caputo, quello del messaggio andrà tutto bene, restate a casa dello scorso 9 marzo. L'Atalanta, invece, che deve fare a meno di Ilicic (caviglia), dopo un avvio lento - ci sta, i giocatori della Dea hanno vissuto più degli altri il dramma del Covid-19, dopo quell'Atalanta-Valencia giocata a San Siro a porte aperte in piena diffusione del virus -, al 16' passa avanti con Djimsiti, su corner di Gomez e torre di Pasalic. Un'esultanza contenuta in un silenzio irreale, dentro lo stadio a porte chiuse. Mezz'ora dopo arriva il raddoppio di testa di Zapata - che al 35' colpirà pure una traversa -, su assist di Gosens. Il quale si procura il terzo gol, frutto di una carambola che porta all'autorete di Bourabia, che al 92' segna la rete della bandiera. Nella ripresa, Zapata firma la doppietta personale sulla punizione-cross di Gomez.

Tre punti per cementare il quarto posto e mantenere la Roma a -6. Una mezza ipoteca sulla prossima Champions League in attesa della final eight di Lisbona. C'è voglia di tornare alla normalità, di voltare pagina. «Perché ciò che è successo, non si può cancellare, ma proviamo a regalare un sorriso alla città» ha spiegato Gasperini, il quale però in preda ad un inspiegabile nervosismo si fa espellere per proteste. Incomprensibile in vantaggio quattro a zero, a un quarto d'ora dalla fine di una partita che andava oltre un rigore dato o non dato. Il tecnico una volta salito in tribuna si è messo anche la mascherina...

D'altronde, come si fanno a dimenticare i camion dell'esercito che portavano via le salme? Alle parole del Gasp, ieri si sono aggiunte quelle del dg Marino: «Questa provincia ha vissuto la guerra, il rumore delle ambulanze. È un punto di partenza di rinascita per questa città e l'Atalanta rappresenta qualcosa di unico, nel dna dei bergamaschi. C'era voglia di ripartire. Fa parte della tigna dei bergamaschi». Mola mia. Bisogna risollevarsi.

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