Britannia e il segreto della resurrezione. "Voliamo con l'aiuto della Formula 1..."

Ineos è anche al proprietario al 33 per cento del team Mercedes GP. Lo skipper Ben Ainslie: "Sono di supporto anche nella produzione"

Britannia, la barca di Ineos è passata in poche settimane da essere il brutto anatroccolo a protagonista, un resurrezione che in molti invidiano e chef a sospettare anche aiuti esterni. Tuttavia ci sono delle ragioni nella struttura del team. Intanto lo skipper sir Ben Ainslie non è nuovo ai cambiamenti radicali di prestazioni: nel 2013 è stato uno degli uomini chiave di un cambiamento radicale che ha portato alla vittoria, sia a bordo come tattico sia a terra nel cercare aree e nuovi modi di condurre la barca. Poi una delle recenti acquisizioni di Sir Jim Ratcliffe, è il 33% del team Mercedes di Formula Uno che prima sponsorizzava attraverso Ineos. Uno degli asset del team è la sede di Brakley, dove una trentina di tecnici diretti da Graham Miller studia e realizza parti preziose delle auto. Uno dei progettisti, Thomas Batch è adesso a Auckland con il team.

Racconta Sir Ben Ainslie: «Mercedes GP ha collaborato in maniera fondamentale con il nostro gruppo di designer. Ci hanno aiutato in alcune aree specifiche dei disegni della barca e dei suoi compenenti. In alcuni casi anche nella produzione». A cosa può riferirsi il baronetto: di sicuro ai foil che sono stati anche modificati in Nuova Zelanda rispetto al progetto originale, poi probabilmente in tanta elettronica che serve al controllo e alla gestione della barca. Prosegue Ben: «Sono stati fondamentali nelle ultime due, tre settimane. Certo, la Formula 1 è uno sport differente, ma è pur sempre uno sport basato sull'innovazione, loro intervengono con una sorta di revisione e possono contribuire con la loro esperienza e le idee aiutandoci nella nostra analisi. Per noi sono stati un fantastico punto di riferimento. Hanno un gruppo di ingegneri con James Allison, John Owen e Geoff Willis, che sono stati al telefono con noi per tanti giorni, aiutandoci e supportandoci. Siamo estremamente riconoscenti».

Il progettista principale Nick Holroyd aggiunge: «Ci hanno insegnato il valore dei particolari, di insistere nella perfezione. Noi eravamo più orientati ai macro fenomeni». Grant Simme, il CEO di Ineos, rivela: «All'inizio ci hanno aiutato molto nell'analisi del progetto e soprattutto ci hanno messo a disposizione le risorse per realizzare quello che serviva». La Coppa America è sempre stata legata alla ricerca e l'aerodinamica non è una scoperta recente. Già negli anni trenta Thomas Sopwith costruttore di aerei aveva messo al lavoro i suoi ingegneri per i suoi J Class.

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