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Milan, prendi esempio

Cardinale boccia tutti in caso di Champions mancata e precisa di aver reinvestito sempre i ricavi delle cessioni. Il guaio è come lo si fa. Il modello Inter è sotto gli occhi

Milan, prendi esempio
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Per la serie non è mai troppo tardi ecco l'intervento, tardivo, di Gerry Cardinale che ha riunito a Londra lo stato maggiore del Milan e dettato, sempre da Londra, la prima intervista a due giornali italiani, segno che ha capito la lezione dopo le continue esternazioni a giornali di scuola anglosassone. Il suo intervento ha offerto alcuni spunti di discussione, un accenno di milanismo (riferimento allo 0 a 5 dell'Inter con il Psg) non passato inosservato e qualche riflessione. Per esempio sul conto di Max Allegri: è l'unico citato più volte raccontando di colloqui recenti come se volesse riaffermare - andava fatto nei giorni in cui sono usciti gli spifferi sui nuovi ds e allenatore - la sua centralità a Milanello, pur riconoscendo lo sgomento per l'improvviso crollo verticale. Il secondo riconoscimento pubblico è per il fallimento nel caso di mancata qualificazione Champions che coinvolge anche il management societario e di qua tutta la catena di comando tranne la divisione commerciale. Manca una confessione sul mancato intervento durante il mercato invernale di gennaio quando un paio di rinforzi, reclamati da Allegri, avrebbero reso più robusto l'impianto squadra. Da casa Milan all'epoca prima uscì la frase ("non c'è un euro"), poi a fine gennaio spuntò la possibilità di prendere un centravanti visto che Fullkrug, arrivato a inizio mese, si era già infortunato (trattativa Mateta). Nel difendere il proprio operato, Cardinale ha giurato: "Dei soldi ricavati dalle cessioni non ho incassato un euro, li ho tutti reinvestiti sul mercato!". Ma è proprio qui che sta il vulnus del format. Perché è tutto vero. Da Tonali fino a Reijnders, tutto il ricavato dalle cessioni è servito per realizzare plus-valenze (ottenendo così il segno più nei bilanci) e per acquistare altri giocatori ma la viziosa conseguenza di questa strategia ha portato a cambiare continuamente il cuore della squadra senza mai costruire una base solida. Ed è su questo punto che è stata scavata la distanza dall'Inter di proprietà di un fondo: perché oltre a mantenere da molti anni lo stesso management sportivo (Marotta, Ausilio, Baccin; 2 anni Conte, 4 Inzaghi e adesso Chivu), hanno venduto per sanare alcuni debiti Hakimi e Lukaku più Onana ma hanno mantenuto e consolidato l'ossatura principale del team. La continuità è il banale segreto. Se il Milan si appresterà a cambiare ancora una volta, come ha fatto dopo Maldini e Pioli, si ritroverà nuovamente all'anno zero. E senza Champions (il rischio è concreto) non sarà facile garantire competitività. Cosa farà Allegri? La questione è molto semplice.

Con la Champions gli scatterà un altro anno di contratto: liquidarne due diventerà pesante per i conti rossoneri. Se la mancasse, accontentando anche quella fetta di no max che gli attribuiscono tutte le colpe del mondo, pagherebbe con l'esonero. E magari potrebbe tornare subito utile per la Nazionale a cui non ha mai pensato.

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