Closing al rinvio, Berlusconi: «Un mese o resto io»

Franco Ordine

La data del 13 dicembre, per il cambio di proprietà del Milan, non è più la linea del Piave. La possibilità che ci sia un nuovo rinvio, da ieri sera, è diventata molto concreta. Annunciata dallo stesso Silvio Berlusconi che ha parlato a Sky affrontando tra gli altri anche il tema, attualissimo, della cessione del Milan. «Se non dovessero arrivare le autorizzazioni del governo cinese, potremmo spostare, per un tempo limitato, un mese o un mese e mezzo, il closing» la dichiarazione che ha fatto scattare l'allarme e dato voce allo scetticismo da sempre fiorito ai margini dell'affare. Berlusconi, nell'ultimo intervento, non ha smontato il castello della trattativa. Anzi, sull'argomento, è rimasto sulla posizione di sempre, considerando la cessione del club rossonero un atto «molto doloroso ma sentito come un dovere» per via delle dimensioni economiche assunte dal calcio italiano.

«Se un calciatore viene pagato 94 milioni una singola famiglia non può sostenere l'onere di riportare il Milan nell'Olimpo del calcio euro-mondiale» la motivazione di fondo dell'operazione partita già ai tempi con mister Bee, naufragata per i noti motivi, e ripartita questa volta con il fondo cinese. E qui Berlusconi è stato affettuoso nei confronti di Sine europe, la società che firmò il preliminare del 5 agosto in Sardegna. Ha infatti definito il gruppo cinese «molto serio, le intenzioni sono quelle di riportare il Milan ai livelli raggiunti negli ultimi 30 anni e le persone che ho incontrato mi hanno fatto un'ottima impressione», ripetendo di aver ricevuto assicurazioni circa i capitali che devono essere trasferiti dalla Cina a Milano nelle casse di Fininvest. Confermato anche il piano B già spiegato la notte del derby. E cioè nel caso dovesse saltare la trattativa, «con l'accordo dei tifosi, in particolare della famosa curva sud», si punterebbe «a un Milan giovane, italiano e con molti talenti provenienti dal vivaio».

Il fondo cinese non ha ancora chiesto formalmente un rinvio del closing, ma ha ringraziato Berlusconi «per le sue parole e conferma il proprio forte impegno a concludere la trattativa nel più breve tempo possibile». Fassone, che lavora a Milano per conto di Sine europe, è pronto ad attendere la fine della prossima settimana prima di considerare scaduto il termine utile (o le autorizzazioni arrivano entro il 6 dicembre oppure il closing del 13 andrà a vuoto) per sedersi al tavolo con i manager di Fininvest e negoziare il rinvio che naturalmente avrà un costo. I cinesi sono decisi, per rinnovare il patto, a versare una nuova somma (tra 70 e 80 milioni di euro) oltre ai 100 già versati, sotto forma di ulteriore caparra per ottenere la deroga. Nel caso si realizzasse questa soluzione, ci sarebbe da studiare la strategia per il mercato di gennaio. A luglio scorso provvide direttamente Fininvest con l'investimento di 15 milioni serviti per finanziare le operazioni di Lapadula (9 milioni pagamento in tre anni) più Suso, Mati Fernandez e Pasalic, questa volta dovrebbe toccare ai cinesi anticipare la spesa più impegnativa e in linea con le garanzie sottoscritte in agosto (350 milioni da investire in tre anni). Qui la chiave, ancora una volta, è la chiarezza del patto perché le eventuali operazioni, concordate con Montella, dovrebbero essere concluse e firmate con l'accordo di Fassone - da Galliani e dal suo ds Maiorino.

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