Contratto "anti-Balotellate" per Supermario al Milan

Multe e provvedimenti in caso di ritardi, bravate, sigarette o alcol. Ma lui giura: "Ho questa squadra nel cuore, dimostrerò chi sono"

Contratto "anti-Balotellate" per Supermario al Milan

Milano - Gli inglesi hanno congedato Mario Balotelli con un bel virtuale calcio nel sedere. «Arrivederci a mai più», hanno scritto i più teneri, figurarsi gli altri. E gli opinionisti di calcio tra i più noti hanno rincarato la dose: «Prende in giro gli allenatori». A Milano, invece, l'accoglienza è stata di quelle che non ti aspetti a dimostrazione forse che il popolo del web, ferocemente contro il suo rientro al Milan, non è poi così rappresentativo come certi fanatici dei social vorrebbero farci credere. Mario Balotelli, al suo primo giorno da milanista secondo atto, è andato a piedi dall'albergo di piazza della Repubblica dove ha eletto domicilio temporaneo al ristorante di Victor Pisani, noto covo rossonero, duecento metri più o meno, all'ora del pasto, e ha ricevuto il primo attestato di affetto e simpatia. L'hanno fermato, applaudito, gli hanno chiesto autografi e foto. Gli avevano raccomandato di arrivare a fari spenti per evitare qualche fischio ma lui ha preferito tastare subito il polso della piazza, vestito con la sua tuta gialla e nera ed esibendo il nuovo look, via la cresta, un omaggio alla raccomandazione presidenziale. A Milanello, dove è sbarcato nel pomeriggio, è passato tra due ali di folla entusiasta, solo un paio di tifosi non proprio... soddisfatti del suo ritorno, gli hanno rovesciato addosso insulti che non hanno scalfito il sorriso guascone del giovanotto.

Le buone intenzioni, nella carriera di Mario Balotelli, hanno sempre avuto una durata brevissima. Perciò non devono indurre in false aspettative. È vero, ieri mattina, si è svegliato all'alba, alle 8 e qualche minuto si è presentato alle visite mediche e qui ha sfornato, per i media in attesa, un paio di frasi. Sensata la prima: «Questo non è il momento delle parole». Seguita da una promessa quasi solenne: «Sono felice di essere tornato, devo solo pensare ad allenarmi, sto bene fisicamente, ho sempre pensato di tornare al Milan che mi è rimasto nel cuore, ho tante motivazioni». È indiscutibile che abbia un bisogno assoluto di lavorare sodo e di rimettere in moto il suo fisico, spento da troppo tempo. Pensate: è dal 28 aprile che Balotelli non gioca una partita. Finito prima in panchina e poi fuori rosa per incomprensioni col tecnico non ha nemmeno sostenuto la preparazione precampionato. È con le gomme sgonfie insomma: impensabile che possa tornare in campo prima di un mese. A Milanello, salutato dal gruppo, si è sottoposto al primo allenamento diretto dallo staff di Mihajlovic che non gli riserverà certo un trattamento speciale. Intanto il tecnico potrà presto contare su due nuove pedine: praticamente chiuso l'acquisto di Roberto Soriano dalla Sampdoria, in prestito dal Real Madrid arriva un altro centrocampista, il basco Illarramendi.

Nemmeno il club ha mostrato nei confronti di Balotelli una fiducia cieca tanto è vero che all'atto della firma del contratto (per una sola stagione), il suo legale si è ritrovato di fronte a una serie di clausole legate al comportamento di Mario, fuori dal campo in particolare, compreso l'uso di sigarette e alcol. L'incontro con Galliani a casa Milan è stato quasi protocollare, una stretta di mano e via: «È un regolamento da codice militare». Nella precedente edizione venne convocata una conferenza stampa a San Siro per offrire le luci della ribalta al talento scappato dal City di Mancini. Il codice anti-balotellate, preparato dall'avvocato Cantamessa, è fatto in modo da prevedere per ciascuna violazione una multa salata e provvedimenti disciplinari adeguati per ogni ritardo. Nel semestre con Seedorf allenatore furono ripetute le telefonate di Mario per segnalare i ritardi agli appuntamenti della squadra. Lo stesso Mihajlovic a Firenze nel famoso incontro notturno di sabato è stato brutale nel rammentargli il rispetto delle regole. E d'altro canto è proprio il tecnico serbo a giocarsi gran parte del proprio credito dando via libera a questa mossa che definire un azzardo è un eufemismo. In privato Balotelli ha ripetuto lo stesso concetto: «Devo dimostrare, devo giocare e dimostrare». Ce la farà? Lo scopriremo solo osservando.

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