Dan Peterson ricorda Kobe Bryant: "Un campione al livello di Jordan"

A Cernusco sul Naviglio, in occasione del Fair Play Festival organizzato dall'Aso, l'ex allenatore dedica un commovente tributo al campione Nba scomparso

Un commosso ricordo, di fronte a centinaia di persone. Dan Peterson, storico allenatore e voce della pallacanestro nostrana, dedica il suo tributo a Kobe Bryant, il campione Nba scomparso pochi giorni fa in un tragico incidente d'elicottero. "Kobe ha sempre giocato da bambino nel settore giovanile ed è stato molto riconoscente al basket italiano - racconta - Ai compagni di squadra diceva: 'Io sono più forte di voi perché sono americano di nascita ed europeo di formazione. Ho imparato il basket non come sport individuale, ma come concetto di gioco squadra'".

L'inconfondibile voce di Peterson, con quell'italiano misto all'inglese nonostante i tanti anni nel Belpaese, è risuonata ieri sera all'Agorà di Cernusco Sul Naviglio, quest'anno città europea dello sport 2020. L'occasione è stata il "Fair Play Festival" organizzato dall'Aso Cernusco, la società sportiva nata dall'unione dei due gruppi sportivi degli oratori presenti in città.

Dopo un lungo racconto attraverso le mille avventure della carriera da allenatore di Dan, al teatro si spengono le luci. In sottofondo risuona Alleluya. Sullo schermo appare la fotografia di Kobe vicino a Mike D'Antoni, altra grande bandiera della Milano cestistica degli anni 80. È il giusto tributo a un giocatore arrivato "un millimetro sotto" a Michael Jordan. "Bryant non era conosciuto come un grande difensore - racconta Peterson - mentre Jordan era insieme il miglior attaccante e il miglior difensore. E allora Kobe si è detto: 'Anche io devo diventare il miglior difensore'. Aveva dentro di lui questa motivazione che, come tutti i grandi campioni, era in grado di trovare dove altri non riuscivano". Non è un caso se ha vinto cinque anelli con due squadre "diverse": i primi tre con O'Neal al fianco e gli altri due con Pau Gasol. "Jordan li ha vinti tutti con Scottie Pippen - dice Dan - per Kobe è stato più difficile vincere cinque titoli. Per questo merita di essere ricordato al suo stesso livello".

Peterson ricorda come Kobe, ad inizio carriera, avesse scelto la maglia numero 8 in onore proprio di Mike D'Antoni, che vedeva giocare nell'Olimpia Milano dei record quando era un ragazzino al seguito del padre in Italia. "Quattro o cinque anni fa è tornato qui per la Gazzetta dello Sport - continua Dan - Molte stelle quando ricevono un premio scappano via come Usain Bolt. Kobe invece non era così. Lui aveva una pazienza incredibile: posava per ogni selfie, firmava ogni autografo e in conferenza stampa rispondeva ad ogni domanda. Aveva grande umanità". Peterson lo definisce "solare". Un ragazzo semplice, nonostante la leggenda che era già diventato. Un aneddoto: durante un'intervista, Dan prende la parola per fare una domanda a Kobe. Era convinto che la stella Nba nemmeno sapesse chi fosse quel piccolo allenatore di basket. E invece Bryant risponde: "Dan Peterson, per me è il numero uno!".

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