Ciclismo

La danza di VDP sulle pietre

Van Der Poel, dopo il Fiandre, vince la Parigi-Roubaix con un'altra maxi fuga. L'ultimo a riuscire nella doppietta era stato Van Looy oltre sessanta anni fa

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C'è chi pensa a non cadere, Mathieu Van der Poel, il Verstappen su due ruote, pensa solo a vincere. Non ha mezze misure il fuoriclasse olandese: gli organizzatori chiedono prudenza e sicurezza, lui prende e va a tutta, come è solito fare, come se la strada non fosse un insieme di tratturi sconnessi e accidentati, ma una lingua scorrevole di fresco asfalto. Non lo condiziona niente e nessuno, non ci sono raccomandazioni o raccomandati, lui fa di testa sua, anche perché ha due gambe e un cuore pazzeschi.

Sessanta chilometri (59,700 metri, ndc) alla Parigi-Roubaix dopo i 44 al Fiandre: ormai le imprese di Mathieu Van der Poel si misurano in chilometri di fuga solitaria. Altro capolavoro del superfavorito, che si va a vincere le due classiche Monumento sulle pietre fiamminghe e francesi nel giro di una settimana, in maglia iridata: c'era riuscito soltanto Rik Van Looy, oltre sessant'anni fa.

Doveva essere Van der Poel e MVDP è stato. Lo sapevano che avrebbe attaccato, ma contro questo fenomeno dal DNA d'autore (papà Adri è stato un ottimo corridore di classiche, il nonno materno era Poulidor, ndc), c'è poco da fare, se non limitare i danni e puntare al secondo posto.

Se da un lato ci si interroga sul ciclismo pericoloso, c'è chi discetta sul ciclismo noioso. Libero ciascuno di annoiarsi, ma in ogni sport quando emerge il fuoriclasse assoluto si corre questo rischio: i vari Valentino Rossi, Schumacher, Federer e Nadal sembravano senza rivali. Vi siete forse annoiati? E con Sinner che ormai pare essere ad ogni torneo una sentenza?

Tanto per non annoiarsi Van der Poel dall'Inferno del Nord va in Paradiso e già che si trova lì migliora anche la media della Roubaix, già aggiornata un anno fa (46.841, ndc) e portata ieri a 47.800 km/h. Tanto per non annoiarsi va all'attacco pedalando fino alla Foresta alla media folle di 51.200 km/h. Così alla discussa chicane di Arenberg ci arrivano una trentina di corridori. È l'antipasto del piatto di portata: l'attacco sul pavé di Orchies che consente a Van der Poel una spettacolare ed esaltante passerella di 60 chilometri fino al velodromo. «Ho voluto fare subito la corsa dura perché mi sentivo benissimo ha spiegato il campione del mondo -. Ci tenevo a onorare la maglia iridata, adesso mi godo il momento, prima di cominciare a pensare all'Amstel e alla Liegi, i miei prossimi obiettivi».

E l'Italia? Si guadagna l'oscar della sfortuna: una caduta dopo 37 chilometri toglie di scena in un colpo solo Elia Viviani, Jonathan Milan e l'esordiente Alberto Bettiol, mentre

Luca Mozzato (2° al Fiandre, ndc) resta agganciato al trenino di prima classe fino a Arenberg. Primo degli italiani Andrea Pasqualon: 50°. Come considerare la nostra prestazione? Concludere questa corsa è già un successo.

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