Il Diavolo inceppato pronto a farsi aggiustare da Ibra: il leader robot

Pioli: "Abbassato il livello. Con il Verona sarà dura...". E un'università Usa studia Zlatan

Racconta Demetrio Albertini, suo un libro appena pubblicato pieno di aneddoti e retroscena sulla propria epopea rossonera: «Il Milan ha restituito il sorriso ai suoi tifosi». Vero. Nonostante la batosta di giovedì sera in Europa league che Stefano Pioli manda in archivio con un giudizio che è una specie di sentenza per i suoi. «Abbiamo abbassato il livello contro un avversario sbagliato» è la sua analisi che coincide quasi perfettamente con quella dei critici. Rendimento al di sotto dello standard più recente in quasi tutto lo schieramento, tra titolarissimi e aspiranti titolari in evidente recessione (Tonali, Castillejo, Krunic). E non c'è coinvolgimento di natura fisica. «Troppo facile addebitare alla preparazione la responsabilità di queste prove» suggerisce sempre Pioli che è abbastanza sveglio per decifrare la spiegazione giusta, l'unica forse. Per una sera, i suoi hanno staccato la spina al cospetto di un rivale, il Lille, che ha caratteristiche identiche a quelle del Verona. «Abbiamo fatto fatica a Udine, faremo fatica con la squadra di Juric» è la sua previsione che trasforma la sfida di stasera in una verifica quasi decisiva per il primato in classifica e lo stato di salute del gruppo.

Perciò tutto il calcio italiano è pronto a spiare il Milan come ambiscono a fare anche alcuni medici americani. Sembra una curiosità ma è tutto vero: un gruppo di specialisti della facoltà di medicina dell'università di Pittsburgh è desideroso di studiare il fenomeno Ibra per capire come abbia recuperato in modo così naturale dopo l'infortunio al ginocchio capitatogli nel 2017. «Mai visto nulla del genere, non è umano» è la loro chiosa che da queste parti non fa alcun effetto perché a Milanello, e in giro per il campionato, hanno imparato a cestinare il luogo comune del vecchietto dove lo metto e ad ammirare invece il contributo offerto alla rinascita del brand milanista. D'altro canto Ibra è il miglior conoscitore del proprio motore. E fin dai giorni del ko al ginocchio disse che «sarebbe stato lui soltanto e non il destino a decidere quando smettere». Così come, sempre Zlatan, non volle un contratto più lungo di sei mesi quando sbarcò a Milano nel gennaio 2020. «Prima vediamo come rispondo poi eventualmente rinnoviamo» spiegò con realismo impressionante. Non andava a caccia di uno stipendio ma di una occasione per stregare la platea. «Se lo faccio giocare sempre è perché eravamo tutti d'accordo: io, lo staff, i medici e Zlatan» la spiegazione di Pioli sull'utilizzo del Ibra-robot che durante la sosta dovrà prepararsi alla marcia forzata (dal 22 novembre al 23 dicembre, tra campionato e coppe, ci saranno 10 partite concentrate in 31 giorni). Per questo stesso motivo Rebic resterà ancora ai margini (in panchina) e potrà tornare a pieno regime dopo la sosta per ritagliarsi anche qualche prova da vice Ibra che resta ascoltato motivatore a Milanello e decisivo protagonista a San Siro.

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