E la nostra atletica perde ancor prima di andare ai Mondiali

Dall'estasi del nuoto sull'onda argentata di Federica Pellegrini e le giovani sorelle, aspettando il canto di Paltrinieri dopo quello di Tania Cagnotto nel mondo circoscritto dei tuffi, al tormento dell'atletica italiana che comincia a perdere, adesso per infortunio, ancora prima d'imbarcarsi per i mondiali di Pechino.

Da uno sport durissimo e quasi universale come il nuoto, alla crudeltà della disciplina dove davvero trovi tutto il mondo, cominciando dall'Africa che in piscina è quasi esclusa. Diceva un francese che la verità acceca mentre la menzogna è un crepuscolo che mette in valore tutti gli oggetti. Prendiamola così la defezione della saltatrice in alto Alessia Trost e quella del trentanovenne triplista Fabrizio Donato che a Pechino avrebbero avuto pochissime possibilità di andare sul podio e allora hanno preferito rimettere a posto un fisico che l'usura dell'allenamento aveva già messo alla prova. Passano la mano, si tengono l'ultima carta per le Olimpiadi a Rio, una scelta saggia, anche se per la campionessa del salto in alto il mare sarà sempre tempestoso, in tante vanno sopra i due metri, mentre per Donato l'unica speranza è che il nuovo regno dei triplisti, dove in molti sognano di atterrare oltre i 18 metri, si consumi in pedana in una specialità dove si sono rotti in tantissimi.

Ma è tutta la nostra atletica ad avere problemi, in Cina sarà una minispedizione, 36 convocati già ridotti a 34, senza luce persino nella marcia che ci ha sempre dato tanto, con la maratoneta Straneo che ha detto subito passo la prova di Pechino, sperando di farcela per Rio perché non è più giovanissima. Per cui si può già dire che il nuoto italiano ha lavorato benissimo, mentre ricostruire l'atletica sembra quasi impossibile.

Dentro il nido d'uccello a Pechino dal 22 al 30 agosto vivremo una sola giornata con qualche speranza, perché i saltatori in alto Fassinotti e Tamberi possono competere al livello dei migliori, ma poi saranno tutti appuntamenti con l'impossibile. Non abbiamo gente di qualità in pista e pedana. Sarà già tanto se avremo dei finalisti, sarebbe bello se Meucci s'infilasse fra i primi della maratona.

Speriamo che non ci siano altre defezioni, ma prepariamoci a questa messa di requiem sullo sport nazionale che raccoglie quello che ha seminato, cominciando dalla scuola che non aiuta il reclutamento nell'atletica regina, la più crudele delle discipline perché, come nel nuoto, non esiste consolazione se il cronometro ti boccia e alle misurazioni risulti sempre lontano dal vertice. Vero che anche altri hanno rinunciato pensando ai Giochi, come la fuoriclasse neozelandese del peso Adams che, dopo anni d'imbattibilità, ha dovuto fare i conti con due operazioni al gomito e alla spalla, e dopo aver scoperto la sua vulnerabilità punta tutto su Rio dove, lei sì, potrebbe tornare a vincere.

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