Ecco perché la Ferrari fa tremare la Formula Uno

Il coronavirus rischia di non essere la sola spina nel fianco per la Formula1: l’altro virus per la competizione si chiama budget cap. Più volte chiacchierato in questi mesi e ora più che mai indigesto alla Ferrari

Ecco perché la Ferrari fa tremare la Formula Uno

Scuderia Ferrari: l’unico team da sempre presente nel campionato di Formula Uno minaccia di lasciare il Circus, e lo fa attraverso una ragionata analisi del suo team principal alla stampa inglese.

Sono momenti delicati per la Formula Uno: il coronavirus ha portato a galla una serie di problemi collaterali, alcuni nuovi, altri da sempre lasciati alla porta.

Mentre le monoposto sono ferme nelle fabbriche, non si placano le riunioni, i meeting, le discussioni su quale strada far intraprendere al campionato automobilistico più tecnologico del mondo.

L’inizio della stagione, le gare a porte aperte piuttosto che chiuse, il numero di weekend di gara, lo slittamento regolamentare al 2022: tutte problematiche su cui le varie scuderie si trovano piuttosto concordi nelle decisioni.

La spina nel fianco di Liberty Media rimane il discorso sul budget cap, di cui avevamo scritto due settimane fa.

Mattia Binotto stavolta ha deciso di giocare allo scoperto con una intervista rilascia al The Guardian. In quella che di fatto è la casa per la maggioranza delle scuderie di Formula Uno.

Parole chiare quelle del team principal di Maranello, che avverte “cautela” nel prendere decisioni cruciali ora, figlie della scia emotiva del coronavirus.

Rischiando di svilire la Formula Uno, ridimensionandola nel suo ruolo di apice tecnologico automobilistico.

Il budget cap concordato come primo step nel 2019 prevedeva un massimo di 175 milioni di dollari stagionali: a inizio aprile, vista la situazione di stasi del campionato 2020 e la mancanza di introiti per gran parte delle scuderie, si era auspicato un ridimensionamento a 145 milioni per il 2021 con l’opzione di ritoccarlo a 130 per la stagione 2022.

Ferrari dal lato suo si era dichiarata aperta a una rimodulazione, ma non in questi termini: l’opzione favorita, nel caso di ulteriore abbassamento del tetto di spesa, era quella di differenziarlo tra team clienti e fornitori.

Diversamente, e qui arriva la conferma direttamente tramite stampa da Mattia Binotto, Maranello potrebbe seriamente pensare di cercare altrove nuove sfide.

Inizialmente sembrava che la Ferrari fosse sul piede di guerra, pronta a lasciare il Circus: con una nota giunta in mattinata ha corretto il tiro, parlando di "ulteriori opzioni" (Formula E magari?) e di fraintendimento.

"Il livello di 145 milioni di dollari è una ulteriore ed esigente richiesta rispetto a quanto stabilito lo scorso giugno", ha detto al Guardian. “Non può essere raggiunto senza ulteriori sacrifici significativi soprattutto in termini di risorse umane. Se dovesse scendere ancora, non vorremmo essere messi in condizione di dover esaminare altre opzioni per dimostrare il nostro DNA agonistico".

“Siamo ben consapevoli che la F1 e il mondo intero in questo momento stanno attraversando un momento particolarmente difficile a causa della pandemia di Covid-19. Tuttavia, non è il momento di reagire in fretta perché c'è il rischio di prendere decisioni sulla scia di questa emergenza senza valutare chiaramente tutte le conseguenze".

Binotto non è il solo a sposare questo pensiero: anche Christian Horner e la Red Bull concordano. Del resto, la triade di top team attualmente è vicina a spendere circa 400 milioni l’anno e il nuovo budget cap significherebbe ridurre a un terzo gli sforzi impiegati.

Due sono i punti chiave per Binotto: il vertice tecnologico che rappresenta la Formula Uno a livello di prestazioni, punto chiave per gli sponsor, e la responsabilità etica.

“La F1 deve essere (…) attraente per le case automobilistiche e gli sponsor che vogliono legare la loro immagine a questa categoria più prestigiosa. Se limitiamo eccessivamente i costi, corriamo il rischio di ridurre considerevolmente il livello, avvicinandolo sempre di più alle formule inferiori".

Non è mistero che da mesi nel paddock circoli la preoccupazione di una Formula Uno trasformata in Formula2 o Indycar. La standardizzazione di molte componenti, opzione ventilata fin dal 2018, è stata più volte osteggiata dalle stesse squadre rispetto alle proposte di Liberty Media o FIA.

Binotto ha ricordato infine il "dovere etico" della Ferrari nel prendersi cura del proprio personale: evitare perdite di posti di lavoro su vasta scala rimane una priorità. “Non bisogna dimenticare che le aziende svolgono un ruolo nel tessuto sociale di una nazione: non sono lì soltanto per realizzare un profitto".

Nessuno infatti a Maranello, per ora ha rischiato il posto nonostante la battuta d’arresto causata dal Covid-19.

Una sforbiciata del budget così incisiva non potrebbe assolutamente garantire lo stesso lieto fine.