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Ecco perché il Var non è intervenuto in Milan-Spezia

Il direttore di gara dimentica la regola del vantaggio e interrompe il gioco redendo vane la conclusione e la rete di Messias

Ecco perché il Var non è intervenuto in Milan-Spezia

Un grave errore di valutazione ma non tecnico, né di violazione del regolamento: si può definire così quello commesso ieri a San Siro dall'arbitro Serra, che non ha concesso la norma del vantaggio ai rossoneri fischiando punizione su Rebic e invalidando il gol del 2-1 di Messias.

Ma allora perché il Var non è intervenuto? Non poteva avvertire il direttore di gara del clamoroso errore? Si sarà chiesto chiunque abbia visto le immagini dell'episodio avventuto nel finale di Milan-Spezia.

Partiamo da un dettaglio fondamentale: questo non rientra nella casistica indicata dal protocollo della Video Assistant Referee, a differenza del contatto tra Provedel e Rafael Leao sanzionato con il rigore dopo la on field review. La dinamica dell'azione e il regolamento aiutano a comprendere come la precipitazione dell'arbitro, che ha fischiato subito il fallo subito da Rebic, abbia di fatto reso impossibile qualsiasi intervento da parte del Var. Il fischio è avvenuto quando la palla era ancora in gioco, senza attendere il tiro e prima che varcasse la linea di porta.

Per cui quando Serra si accorge del disastro combinato porta la mano all'auricolare e dà l'impressione di fare un rapidissimo check con i colleghi ma a quel punto non c'è più nulla da fare, non c'è alcuna possibilità di revisionare l'azione con l'ausilio del Var. Il motivo? Segnalando in maniera avventata la punizione ha di fatto interrotto il gioco redendo vane la conclusione e la rete di Messias.

Cosa dice il regolamento

Allora cosa avrebbe dovuto fare Serra? Ebbene la regola del vantaggio non è una prescrizione vera e propria ma un'appendice alla regola 5 (quella relativa al ruolo e ai poteri dell'arbitro) che resta a discrezionalità dell'interpretazione dell'arbitro.

Quando la può applicare? "Ogni volta che si verifica un’infrazione – si legge nel regolamento dell'Aia – ma deve considerare le seguenti circostanze nel decidere se applicare il vantaggio o interrompere il gioco: la gravità dell’infrazione: se l’infrazione è passibile di espulsione, l’arbitro interromperà il gioco ed espellerà il calciatore, a meno che non ci sia una chiara opportunità di segnare una rete; la posizione in cui è stata commessa l’infrazione: quanto più vicina è alla porta avversaria, tanto più efficace può essere il vantaggio; la possibilità di un attacco immediato e promettente; il livello agonistico della gara".

In buona sostanza, Serra ha sì commesso una sciocchezza macroscopica, per la quale
andrà incontro a un provvedimento da parte dei vertici arbitrali ma in base a evidenze oggettive non ha violato il regolamento perché non ha commesso qualcosa di espressamente vietato né ha ignorato prescrizioni espressamente obbligatorie.

E non sarà possibile prefigurare la ripetizione della partita perché non c'è stato alcun errore tecnico nella direzione di gara di Serra. Il motivo? Si tratta semplicemente di una interpretazione e una valutazione errate perché nonostante tutto l'arbitro aveva facoltà di fischiare il fallo. Per il Milan oltre il danno anche la beffa.

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