I l figlio di un ferroviere ha battuto lo sceicco. Il calcio ogni tanto concede una pagina di fiaba. Stavolta evita di essere venduto al mercato arabo. Gianni Infantino è il nuovo capo della Fifa, una storia nuova, come quella di Bergoglio, un eroe per caso. Infantino va a occupare quello che sarebbe stato sicuramente il posto di Michel Platini. Condannato il capo, ecco che il suo primo collaboratore avanza e l'Europa resiste all'attacco esterno (e interno). La Fifa altro non è che l'Uefa allargata a Brasile, Argentina e Uruguay, l'Europa garantisce i soldi veri, quelli dei diritti tivvù per il mondiale, il miglior prodotto tecnico, la migliore organizzazione, il merito è stato riconosciuto, la sorpresa non è totale. Infantino si porta appresso l'esperienza dell'epoca di Platini. L'italosvizzero non è stato il badante di Michel, oggi è una speranza di svolta anche se la nuova Fifa dovrà fare i conti con quella drammaticamente legata a se stessa. Il mondo arabo ha fatto di tutto per mettere le mani anche sul centro di potere, così come sta facendo nella proprietà dei club più importanti. Esce sconfitto e con lui le comparse, anche italiane, intraviste a Zurigo. Gianni Infantino non è leader carismatico ma è il tempo dei fatti e non delle icone. Il fantasma di Blatter ha continuato ad aggirarsi nel salone di Zurigo che ha raccolto facce e teste, spesso non conviventi. Il rito ha concesso visibilità a chi figura sull'atlante e scompare sul mappamondo, un voto di Samoa vale quello della Germania, per questo il congresso è straordinario. Il pallone resiste, il calcio rischia la morte, sepolto da malaffare e corruzione. Non ne sono rimasti avvelenati soltanto gli attori in campo. La malattia ha indebolito il sistema che non è vecchio per l'anagrafe dei suoi capi ma superato nella filosofia.
La Fifa è il museo del football, è necessaria una rivoluzione. Gianni Infantino non è Lenin e nemmeno Che Guevara. Non servono morti o feriti. Serve restituire il calcio a chi lo ama e toglierlo a chi lo ha usato. È la sua missione, non impossibile. TDIl figlio del ferroviere ha battuto lo sceicco
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