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Finalmente un oro maschio. E un argento che commuove

Skicross, Deromedis e Tomasoni: rivincita di chi cambia disciplina. Ai Giochi era dal 2010 (Razzoli) che un azzurro non vinceva una medaglia individuale

Finalmente un oro maschio. E un argento che commuove

"Ho promesso che avrei pagato da bere se mi avessero lasciato andare avanti: quindi ora offro io". Può un giorno storico in cui lo sci azzurro maschile ritrova non solo l'oro dopo lo slalom di Giuliano Razzoli 2010, ma anche una doppietta da leggenda, nascere da una scommessa fra ragazzi abituati a gareggiare l'un contro l'altro e poi a festeggiare insieme? La risposta è sì, quando si parla di skicross che, ieri, ha regalato al medagliere azzurro l'emozione numero 29, ultima medaglia della neve, prima doppietta oro - argento di questi Giochi, dopo il debutto argento-bronzo by Franzoni e Paris in discesa, e sesta assoluta negli annali olimpici tricolore. A firmarla sono Simone Deromedis e Federico Tomasoni, 53 anni in due, un solo cuore. Sorridono insieme e insieme piangono, l'uno il volto che si nasconde nell'abbraccio dell'altro. Nella run finale Deromedis ha fatto il vuoto subito; Tomasoni ha curato il momento in terza posizione e poi ha sferrato una zampata a lungo analizzata al fotofinish. Terzo gongola lo svizzero Alex Fiva: ha 40 anni, pesa molto meno di questi marcantoni da 100 kg e ammette: "Per la prima volta su questa neve molle ho sentito la mia età".

Skicross, o della longevità? Si, perché questa è una disciplina che per molti comincia quando un'altra carriera non decolla o, in alcuni casi, finisce. Ricordate il discesista Daron Rahlves? Nel 2008, quando aveva ormai una certa, stufo dei duelli con Bode Miller, si ritirò per ricominciare. Basta discese ardite. Meglio fare a sportellate in una pista che sembra un video game, fra onde che si chiamano roller e paraboliche in simpatica contropendenza. "Siamo pochi, si matura dopo i 25 anni e vogliamo dire a tutti quanto sia bello il nostro sport", fa uno spot perfetto Deromedis. Lui è della val di Non, mele, ciclabili e atletica come Nadia Battocletti a cui, da oggi, si affianca in questo olimpo trentino. I suoi inizi, però, sono in discesa che, in estate, alterna con la bici ed il downhill. A 16 anni molla lo sci e sceglie il cross. A Pechino 2022 aveva chiuso quinto. Ha dominato il 2025 con 3 vittorie e 7 podi. "Dedico la medaglia a mio nonno che mi ha aiutato a crescere e coltivare le mie passioni".

Il team azzurro è piccolo: venerdì Jole Galli ha chiuso ottava ed è una delle leader: anche per lei lo ski cross è stato la grande alternativa. "Quando non volevo arrendermi ad essere vecchia, ma non ero più così giovane". Così, dopo molte stagioni nello sci alpino, ha fatto Federico Tomasoni, 28 anni, che proprio con Galli, nel 2023, è stato bronzo mondiale nella team.

Ora quei ragazzini terribili entrano nella storia dalla porta principale e lo fanno con un bottino bello ricco, perché sono sei i sigilli che dal comparto freestyle arrivano a questi Giochi, se si calcola anche il bronzo di Lucia Dalmasso nello snowboard e di Flora Tabanelli nel big air e poi le due medaglie di Michela Moioli, bronzo per sé ed argento con Lorenzo Sommariva nella team mix del boardercross.

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