C'è qualcosa di magico quando Carolina Kostner parla di Olimpiadi. Ora che si definisce "una persona normale", inanella Cinque cerchi di entusiasmo e gioia: "Il mio primo ricordo olimpico è un flash registrato di Sarajevo 1984 in cui fu inquadrato con la bandiera mio papà, hockeista. Le Olimpiadi sono energia: quanta ne avevamo nei giorni dopo le medaglie di Tokyo e Parigi? Per me i Giochi sono la carica per far bene le cose e migliorarsi tutti i giorni un po'".
Carolina, però, le persone normali non partecipano a quattro Olimpiadi: un flash delle sue
"Torino 2006 è stata casa e gioventù. Vancouver 2010 è stata crescita e scontro con la realtà. Sochi 2014 è stata eccellenza e pace interiore con la curva degli atleti che mi regalò una standing ovation non per il risultato, ma per la perseveranza. PyeongChang 2018 è stata il senso di squadra e di appartenenza ad un Paese".
Adesso ne arriva un'altra: che ruolo avrà?
"Ci sarà una sorpresa, per cui mi sto allenando. Commenterò le gare in tv, ma la mia priorità saranno gli atleti. I ragazzi hanno ognuno il proprio coach. Io, nell'ambito del gruppo sportivo Fiamme Azzurre, sono una sorta di mentore, ma, quando serve, faccio anche il poliziotto cattivo".
Intanto da oggi ci sono gli Europei di Sheffield: qual è l'augurio?
"Di vivere un appuntamento così vicino ai Giochi come una gara a sé. E poi di ricordare sempre che gli aneddoti che racconterete saranno legati più ad inciampi ed ostacoli che avrete superato rispetto alle medaglie che avrete conquistato".
È appena tornata dal Giappone per lavoro: pure lei è un cervello in fuga?
"Yuma Kagiyama, argento a Pechino 2022, mi ha cercato nel 2023. È un'esperienza di crescita: anche se ne ho viste di cotte e di crude nella mia carriera, sto imparando quasi di più io, in un Paese dove il pattinaggio è fra gli sport leader".
Le sue ultime gare in un gelido marzo 2018, con quel quarto posto mondiale ad Assago. Che eredità pensa di aver lasciato?
"Vedo due grandi risultati, ma non so quanto siano merito mio. Primo: grazie agli impianti di Bergamo e Varese, stiamo allargando il campo d'azione. Nessun ragazzo oggi deve andare all'estero per allenarsi come, invece, ho fatto io, negli anni di Oberstdorf. Poi ci sono mamme che mi scrivono dal sud Italia: Dove posso far allenare i miei bimbi?. La strada, quindi, è ancora lunga".
Il secondo risultato? Una nuova Carolina ancora non c'è, 12 anni dopo il suo bronzo olimpico
"Servono tempo e fiducia. Ai Giochi abbiamo atleti qualificati in tutte e quattro le specialità. Ce lo siamo conquistati sul campo, non come Paese ospitante. Non farò previsioni per scaramanzia, ma la nostra è una squadra di alto livello".
Com'è cambiato intanto il pattinaggio?
"Come in tanti sport, fisicità e tecnica sono dominanti. Il sistema di giudizio, poi, premia più la difficoltà tecnica mentre in Italia abbiamo un grande senso del gusto e dell'eleganza: per questo dobbiamo valorizzarlo in modo consapevole. Io sapevo che tecnicamente avevo uno svantaggio per tanti motivi, in primis quando ho cominciato ad avere 10 anni in più delle mie avversarie! Così mi regolavo".
Lei è stata giovanissima portabandiera a Torino 2006 e poi ancora nel 2018. L'età è un vantaggio o uno svantaggio?
"In quell'attimo non si ha età: è un istante sospeso nel tempo che si modifica, ogni volta che lo si rivive, durando in eterno".
Atterrasse un marziano, con quale esercizio gli darebbe il benvenuto?
"Credo che a rappresentarmi di più sia il Bolero, nella parte dei passi. Sono riservata e introversa, ma chi mi conosce sa che sono anche intensa".
Carolina, quanti pattini ha?
"Ne ho più ora di quando gareggiavo: ho sempre amato sperimentare, ma da atleta ogni cambio comporta dubbi e adattamenti. Adesso che non ambisco più a triplo lutz triplo toeloop, sono libera di provare".
Risolti i problemi fisici, che cosa sogna? Di tornare come la Vonn, di lanciarsi in altri sport?
"No, prometto che non torno! Mi piacerebbe realizzare un evento artistico che sostituisca l'addio che, per pandemia e salute, non ho mai dato alle gare.
Sarebbe il mio modo di dire grazie. Intanto ho scoperto, con il trekking, luoghi alti della val Gardena che volevo vedere fin da piccola e, chissà, potrei riprendere a sciare. Ero tecnica, ma non veloce: per questo ho poi scelto il pattinaggio!".