Ibra c'è, il Milan è pronto. Ora la sfida per Pioli è battere il suo passato

Il tecnico rossonero ha sempre fallito al secondo anno. Zlatan vuole vincere e in mezzo arriva Tonali

Ibra è sbarcato pochi minuti prima della mezzanotte, l'ora di Cenerentola. Non ha perso la scarpetta magica e la carrozza di cristallo non si è certo trasformata in zucca. L'idillio continua insomma con buona grazia di chi, il suo rude agente Raiola, reclamava stile e convinzione. Per l'ora e il giorno, sabato 29 agosto, coda umida dell'estate, c'erano pochi tifosi allo scalo di Linate eppure Ibra non si è risparmiato attraverso i social che sono diventati il suo nuovo canale. Su Tik tok ha fatto lo spiritoso improvvisando un siparietto per via della t shirt rossonera aderente indossata («sono grosso ma non così grosso») mentre ai microfoni di Instagram e di Milan Tv ha dettato il nuovo piano di battaglia.

A gennaio 2020, col Milan reduce dall'umiliante 0 a 5 di Bergamo, si premurò di presentarsi in formato umile. «Vediamo se sarò capace di aiutare il gruppo a sollevarsi» disse, riuscendovi brillantemente. Adesso ha ripetuto lo stesso concetto: «Non sono qui per fare la mascotte». Ogni riferimento all'ironia sulla sua età è scontato. «Mi sento a casa» ha aggiunto ed è dettaglio molto influente che spiega il cordone ombelicale con l'ambiente. «Dobbiamo riportare il club dove deve stare» che è poi la Champions league. La frase decisiva è stata l'ultima, passata sotto silenzio. «Abbiamo fatto bene nei mesi passati ma non abbiamo vinto niente» ha spiegato a chi pensa di poter vivere di rendita, dai più inesperti alle volpi dello spogliatoio. Il primo a capirlo e a seguirlo, rimettendosi in fila dietro il pifferaio magico, è stato Chalanoglu. Ha promesso: «Riprenderemo da dove abbiamo lasciato».

Ecco allora l'autentica missione di Ibra e dei suoi seguaci, la missione dello stesso Pioli che si gioca tutta la sua nuova reputazione, riverniciata dalle 12 sfide del post lockdown, dopo aver fallito in passato il secondo anno, una sorta di piccola maledizione che lo insegue da parecchio tempo e che lo infastidisce pure appena viene riproposta. Ibra è sbarcato, ieri tampone negativo e oggi in sede per la sigla sul contratto da 7 milioni garantiti, 11 il numero sulla maglia come per riprendere il filo interrotto nel 2012. Tonali, convinto da Maldini, è ormai cosa fatta: raggiunto l'accordo con il Brescia di Cellino dopo la disponibilità di Elliott al colpo. Sulla rampa di lancio ora c'è Bakayoko, centimetri per il centrocampo, un cavallino di razza (Diaz, scuola Real Madrid) è alla firma. Ecco i pochi ma calibrati colpi promessi al raduno per migliorare la base lucidata dai 9 successi più 3 pareggi che hanno lasciato in Germania Rangnick e spalancato i cancelli di Milanello a Pioli, al suo staff, oltre che all'area tecnica, rimasta zoppa dopo il traumatico divorzio da Boban. Avremo bisogno di 17-18 titolari e non più di 12-13,» ha detto il tecnico a Milan Tv. Adesso - al netto dei rinnovi alle viste, Calhanoglu e Donnarumma i più complicati e attesi - comincia il difficile per il Milan e per lo stesso Ibra. C'è un traguardo da tagliare, «qualcosa da vincere» come egli stesso ha sottolineato, senza trascurare il ritorno in Europa league che deve passare attraverso tre sfide di preliminari, la prima il 17 settembre, prima di entrare ufficialmente nel girone di qualificazione.

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