Italia, Mancini non lascia e raddoppia per vincere. È nella scia di Bearzot

Rinnovo fino al 2026: 8 anni in azzurro, nove per il ct dell'82: "Voglio la foto a Coverciano"

Italia, Mancini non lascia e raddoppia per vincere. È nella scia di Bearzot

«Nessun club mi aveva chiamato, per questo ho firmato...». Regala una battuta Roberto Mancini, che ha appena rinnovato il contratto da ct della Nazionale fino al 2026. Con uno stipendio che dovrebbe aggirarsi sui 4 milioni netti a stagione, probabilmente a scalare in base ai risultati che otterrà nel prossimo quinquennio tra Europei, Mondiali e Nations League. È la ciliegina sulla torta del presidente Gravina, che lavorava da tempo a questo rinnovo. Un rinnovo che a livello economico non avrà aiuti di sponsor, come accadde per l'ingaggio «fuori mercato» di Antonio Conte. «Non vinciamo da troppo tempo, non potevamo lasciarci, la speranza è che il lavoro paghi in fretta, il mio obiettivo è mettere qualche foto in più nella sala di Coverciano dove ci sono già quelle di Pozzo, Bearzot, Valcareggi e Lippi», ha commentato Mancini. Che vorrebbe magari già iniziare dall'Europeo al via fra 24 giorni da Roma.

«Non è facile per un allenatore legarsi ad una nazionale, la quotidianità è importante per chi ha il calcio e il campo nelle vene, noi abbiamo fatto in modo che questa nostalgia potesse essere superata dagli eventi, visto che ci saranno tantissimi appuntamenti - così Gravina -. Tante società di A non sono felici ma abbiamo un calendario molto articolato e Mancini ha superato questa sorta di nostalgia perché l'entusiasmo che in questo momento accompagna la Nazionale e il suo lavoro è un messaggio importante che merita di essere coltivato».

E a proposito di una serie A poco felice e a rischio crac finanziario (persi circa 700 milioni di euro), i club avevano portato di fronte al consiglio Figc la richiesta di slittamento delle scadenze per le ultime quattro mensilità della stagione ma anche la trattativa con i calciatori anche il taglio di due mensilità. L'Inter era in prima linea su questo versante e anche la Juve aveva avviato trattative private con i suoi tesserati per il taglio.

Forte l'opposizione dell'Aic nella riunione di ieri, così Gravina ha trovato una soluzione di compromesso: il posticipo da maggio a giugno della verifica del pagamento degli stipendi del mese di marzo, necessario per l'iscrizione al prossimo campionato («quello della proroga è un principio che non condivido, ma il momento è difficile», ha sottolineato Gravina). In più l'istituzione di un tavolo tecnico con tutte le componenti sulla crisi economica dei club professionistici, con un primo confronto già venerdì prossimo. Al tavolo si discuterà anche della nuova norma che impone il blocco della campagna trasferimenti per le società di A e B che superino il costo complessivo del monte stipendi e non prestano idonee garanzie per l'eccedenza. Una norma che sarà approvata nel prossimo Consiglio Figc dell'8 giugno.

E se sulle riforme Gravina sottoporrà il progetto approntato a tutte le componenti («l'obiettivo è avere una serie A a 18 squadre dal 2023/24»), sul caso Salernitana a Claudio Lotito - già proprietario della Lazio - è stato concesso tempo fino al 25 giugno per la cessione del club appena promosso in serie A, pena la non ammissione al campionato.

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